da www.paneacqua.eu
Politica Le cronache dei giornali dissertano sul " che fare ." Anche chi adora Berlusconi in pubblico, la domanda se la pone perché, comunque, prima o dopo il Cavaliere se ne deve andare e bisogna pur sopravvivere. Il " che fare" è scottante per l'opposizione. Ce lo domandiamo anche noi, ma partiamo però dal cosa non si deve fare, forse è più facile. Prosegue la discussione aperta su paneacqua da Alfiero Grandi ("Rassegnarsi allo status quo è vocazione al suicidio")
E' sempre attuale quella domanda, " Che fare" che Vladimir Iljc Uljanov, detto Lenin, si pose nel lontano 1901 relativa all'organizzazione del proletariato, il ruolo di avanguardia della classe operaia e quello guida del partito. Certo roba di altri tempi. Forse no. Ma ogni volta che si è in presenza di un momento difficile, di nodi da sciogliere, ci si interroga.. Le cronache dei giornali dissertano sul " che fare ." Anche chi adora Berlusconi in pubblico, la domanda se la pone perché, comunque, prima o dopo il Cavaliere se ne deve andare e bisogna pur sopravvivere. Il " che fare" è scottante per l'opposizione. Ce lo domandiamo anche noi, ma partiamo però dal cosa non si deve fare, forse è più facile.
Intanto non far conto sui voti di fiducia o sfiducia. Ora c'è quello che riguarda la sfiducia al ministro dell'agricoltura Francesco Saverio Romano, sulla cui nomina il Presidente della Repubblica espresse motivate perplessità, per non dire di più. Su di lui pende infatti la richiesta di rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa presentata dalla Procura di Palermo. Quasi di sicuro anche lui, come Marco Milanese, la farà franca. Romano, fuoriuscito dall'Udc per fondare il Pid, conta quattro voti. Dice che se salta lui,salta la maggioranza. Bossi, in piena sintonia con il Cavaliere che lo ha ormai ammaestrato, terrorizzato da crisi e elezioni anticipate ed ha assicurato che i suoi voteranno a favore di Romano. Che sarà mai un " concorso", fatto il salto verso l'omertà con quel voto su Milanese. Potrebbe succedere anche un terremoto, magari qualche malpancista del partitino di Miccichè o qualche assenza in più nella maggioranza, ma, statene certi, il Cavaliere non si dimetterà e Camera o Senato, non lo dimissioneranno. I parlamentari che costituiscono la maggioranza, il cui cemento e simbolo è Scilipoti, sanno bene che l'occasione che a tanti di loro è stata offerta non si ripeterà più. Lo sanno ministri e sottosegretari, al maschile e, forse, ancor di più al femminile. In un sol colpo perderebbe il beneficio che offre loro la vita romana, due o tre giorni a settimana, per non far niente perché il Parlamento non conta più niente, ma offre laute prebende e benefit non indifferenti.
Allora la battaglia parlamentare delle opposizioni non serve? Non serve chiedere le dimissioni del Berlusca e dei suoi compari? No, serve eccome, è una possente cassa di risonanza, dà l'allarme al Paese. Ma se non li cacci, questi non se ne vanno, non si dimettono. In una sola giornata il governo va sotto cinque volte. Ci pensa Cicchitto, P2, a spiegare che non vuol dir niente, la maggioranza è salda come non mai. Il capo del governo e sulla sua scia i più zelanti attaccano Tremonti, chi lo vuole dimissionario, chi lo chiude in un recinto dove non possa più operare? Se Berlusconi lo caccia cadrà il governo? Ma non sarebbe la prima volta. E' già accaduto. Certo la credibilità del nostro Paese scade sempre più in basso. Il ministro prende la parola all'assemblea del Fondo monetario internazionale e il capo del suo governo lo sconfessa, lo vuol mandare a casa. Lo vorremmo anche noi, certo, ma insieme alla onorata società B&B.
Altra cosa da non fare: Pensare che sia possibile far tornare la fiducia dei cittadini nella politica affidandosi alle comparsate televisive. La formula dei talk show non regge più. Dibattito noioso, logoro, si sa già come comincia e come va a finire. Anche le risse sono prevedibili. Magari fai vedere gli operai che occupano una fabbrica, fai dire loro una battuta e li lasci lì ad assistere a uno spettacolo osceno mentre quelli lottano per il posto di lavoro. Allora che fare? Solo dei consigli, ovviamente. La prima cosa per una forza di opposizione è riprendere un rapporto con la gente, con chi lavora, con i pensionati, i giovani, le donne. Nei quartieri delle grandi metropoli, delle città, nei luoghi di lavoro, nelle campagne, con le associazioni, i movimenti. Non per inglobarli o utilizzarli, ma averli come partecipi alla costruzione di un grande movimento di popolo. Ci viene da chiederci da quanto tempo non si vede un dirigente del Pd, tanto per citare il partito più forte, tenere un comizio volante davanti a una fabbrica? Vanno bene la grandi manifestazioni, quella degli inizi di novembre promossa dal Pd o quella di Sel.
Ma, in tempi più rapidi possibili, lo ricordava Alfiero Grandi sul nostro giornale, le opposizioni devono presentare l'alternativa politica a questo governo, come se le elezioni fossero il giorno dopo. Alternativa significa alleanze, candidato presidente, programma. Partiti costituiti, organizzati non dovrebbero aver bisogno di tempi biblici. I temi economici, sociali, il lavoro, le scelte di fondo dovrebbero essere pane giornaliero. Non solo: grandi campagne di libertà, della persona e collettive, della cultura, dell'informazione, Rai in primo luogo non possono essere affidate agli "esperti". E' possibile pensare a una vera e propria campagna elettorale, ogni fine settimana manifestazioni comizi in questa o quella città, un vero programma di lavoro. Spetta al Pd "rottamatori alla Renzi e altri capi bastone permettendo, tirare, subito, le fila di una lunga e tormentata ricerca delle alleanze. Ora che con Sel e Idv ( ma quanto è difficile "contenere" Di Pietro con le sue intemperanze), un primo passo è stato fatto, una accelerazione è possibile guardando verso forze moderate, l'Udc, il Terzo polo. Ma senza farsene condizionare.
Le primarie, con il Pd che porta il suo candidato, secondo le norme dello statuto possono essere l'avvio di un grande movimento di popolo, destinato a durare, che si candida a guidare il Paese.
Le primarie, con il Pd che porta il suo candidato, secondo le norme dello statuto possono essere l'avvio di un grande movimento di popolo, destinato a durare, che si candida a guidare il Paese.
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