IL SOL DELL'AVVENIRE

"Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta".

giovedì 22 settembre 2011

La contraddizione più stridente



da www.paneacqua.eu



 Franco Astengo,   20 settembre 2011, 15:37

La contraddizione pi� stridenteDibattito     La contraddizione più stridente, all'interno dell'infinita storia della cosiddetta "manovra economica" che, nel corso di questa estate, ha movimentato il quadro politico italiano squassando ulteriormente i già precari rapporti sociali è stata individuata con grande chiarezza da una delle più importanti tra le vituperate "agenzie di rating": Moody's



L'agenzia USA individua, infatti, nelle pieghe delle disposizioni contenute nella stesura conclusiva del documento in questione un "appesantimento ulteriore dei bilanci comunali e regionali, già allo stremo" introducendo "elementi d'incertezza per quanto riguarda la distribuzione di poteri e di responsabilità a livello locale".
Aggiunge Moody's: "Anticipando di un anno l'obiettivo di pareggio di bilancio, le nuove misure di austerità riducono il budget degli enti locali di 7 miliardi di Euro per il 2012-13 e danno meno tempo per sistemare i bilanci".
Appaiono, inoltre, troppo vaghe le iniziative attraverso le quali gli enti locali potrebbero rafforzare le loro entrate, come permettere loro di controllare i propri livelli di tasse e di effettuare una lotta all'evasione fiscale sui propri territori".
Misure che, spiega l'agenzia, compenseranno solo in parte i tagli ai trasferimenti, anche perché non c'è alcuna certezza del loro eventuale successo. E quindi mentre i tagli sono certi, le entrate addizionali che gli enti locali possono ottenere da un ruolo più attivo nella lotta all'evasione fiscale sono abbastanza incerte.
Niente da fare anche quanto riguarda l'abolizione delle Province perché le incertezze per eliminare le 108 amministrazioni eccedono i potenziali benefici in termini di risparmi, almeno nel breve termine, perché il passaggio attraverso una riforma costituzionale necessiterà di un lungo periodo di implementazione e di un esteso dibattito politico.
Fin qui apparentemente nulla di nuovo, almeno rispetto ai temi sui quali si sta elevando fortemente la protesta degli Amministratori Locali di ogni tendenza politica.
E' bene, però, sviluppare un minimo di riflessione su quanto sta accadendo in questa direzione, perché si verifica dopo quasi 20 anni di battaglia politica sul rapporto tra "Centro e Periferia" sulla base del quale un partito come la Lega Nord ha impostato la propria crescita elettorale ed organizzativa, arrivando fino al punto di condizionare in maniera determinante il governo del Paese: una contraddizione quella tra Centro e Periferia che la Lega ha abilmente (senza dubbio!) saputo impostare come scontro tra Nord e Sud, inventandosi addirittura inesistenti entità geografiche (la "Padania") partendo da una vera e propria "raschiatura del barile" sul piano ideologico portandosi appresso un vero e proprio ciarpame egoistico e razzistico, mai dismesso nonostante l'assunzione delle vesti ministeriali, ma tenuto sotto traccia per poterlo poi utilizzare al momento opportuno, integrandolo con la paura del "diverso" (salvo sfruttamento intensivo del sottoproletariato migrante).
Una situazione che è stata contrastata in maniera molto incerta, soprattutto sul piano culturale, concedendo anche spazio sul terreno di una mal considerata "sicurezza": ricordate le ronde?
I risultati del federalismo fiscale (una semplice operazione di presunto ed inattuato decentramento fiscale come abbiamo visto) sono stati questi, assolutamente disastrosi tali da mettere in discussione la stabilità stessa del Paese, anche perché di converso si sono attuate politiche di stretta monetaria, come quelle relative al Patto di Stabilità, che vanno invece assolutamente modificate.
E' necessario pertanto richiamare tutti alle proprie responsabilità e quelle della Lega Nord sono enormi: sono le responsabilità di una operazione distruttrice dei rapporti economici e sociali e di imbarbarimento sul piano culturale, tanto è vero che adesso, giunti al "redde rationem" i leghisti riscoprono l'antica arma della secessione, come strumento di aggregazione della loro base e come arma di ricatto verso il resto del Paese, che è chiamato a non sottovalutare e non dimenticare quelli che sono stati, proprio per il sistema delle autonomie, gli esiti di 20 anni di questa politica sbagliata e avventurista.

Nessun commento:

Posta un commento