IL SOL DELL'AVVENIRE

"Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta".

giovedì 12 gennaio 2012

Accadde oggi - 12 gennaio

Pillole di storia da https://sites.google.com/site/sentileranechecantano/cronologia




12 gennaio 1848Palermo insorge contro i Borboni


12 gennaio 1869: durante i moti contro l'entrata in vigore della tassa sul macinato, un gruppo di montanari occupa per protesta il municipio di Carmignano, sulle montagne pistoiesi


12 gennaio 1902Bologna, congresso provinciale delle Leghe dei lavoratori della terra. Sono presenti 37 Leghe in rappresentanza di 9.000 lavoratori. Il congresso accoglie la proposta di costituire la Federazione provinciale dei Lavoratori della terra, ne approva lo statuto e affida ad un comitato provvisorio il compito di convocare un nuovo congresso che definisca l’ordinamento della Federazione. Il nuovo Congresso si svolge il 2 febbraio. Alla federazione hanno aderito 52 Leghe per un totale di 11.000 iscritti. Sono affrontati i problemi dei patti di lavoro e si elegge il Comitato direttivo. Argentina Sonetti Altobelli è nominata segretaria provinciale.


12 gennaio 1918Roma, istituita una commissione parlamentare d’inchiesta per indagare sulle cause della disfatta di Caporetto


12 gennaio 1933: nel quadro delle misure anticrisi, il Governo impone l’autorizzazione del Ministero delle Corporazioni per la realizzazione di nuovi impianti industriali: il provvedimento viene incontro alle richieste della Confindustria e dei maggiori gruppi imprenditoriali per il controllo del mercato interno e della concorrenza


12 gennaio 1939: gli Stati Uniti iniziano la costruzione di una imponente flotta navale ed aerea



12 gennaio 1945: la Dc risponde alla proposta di allargamento dei Cln: “Non si riesce a vedere quale sia la necessità che imponga a ciascun partito di perdere la propria individualità e fisionomia e quindi la propria funzione in una unione che, a detta del PdA e del PCI, non soltanto dovrebbe stringere tra loro i partiti ma anche le organizzazioni di massa, cosicché la cellula della vita politica italiana non sarebbe più l’organizzazione politica di partito ma la organizzazione data dai Cln che vivrebbero vita autonoma, salendo da quelli locali (di villaggio, officina, ecc.) fino a quello centrale. In realtà, una simile situazione porterebbe all’abolizione dei partiti o meglio alla creazione di una specie di partito unico, formato coi resti degli attuali partiti, male amalgamato, nel quale non si riconoscerebbero una maggioranza e un’opposizione (…)”.
L’esecutivo del partito socialista approva un ordine del giorno in cui esprime la contrarietà agli accordi stipulati dal Cln con il governo italiano.
Milano, nel corso di una seduta del ClnaI, Sandro Pertini critica l’accordo firmato con gli alleati affermando che il Partito socialista lo considera  “di asservimento del ClnaI alla politica britannica. Scopo evidente della politica inglese – prosegue Pertini – è quello di legare al proprio carro i movimenti di liberazione (vedi Grecia, Belgio, ecc.). Ciò è perfettamente riuscito nel caso del movimento italiano con la firma del documento in questione, il cui prezzo sono i 160 milioni concessi, come il famoso piatto di lenticchie, al ClnaI”. I rappresentanti del Partito socialista, Pertini e Marzola, protestano per la visita fatta da Edgardo Sogno ad Umberto di Savoia, nel corso della missione a Roma, che ha dato modo“alla propaganda internazionale di trarne motivo per una errata interpretazione”.
Licata, si verificano disordini contro la chiamata alla leva, nel corso dei quali è ucciso un manifestante.
Roccapalumba (Pa), sono fatte esplodere 4 bombe contro la locale sezione socialista.




12 gennaio 1946San Gimignano (Siena), elementi neofascisti devastano le sedi dell’Anpi, del Pci e del Psi.
Carrubbi di Niscemi (Caltanissetta), componenti della banda Avila, aggregati all’esercito separatista, uccidono il tenente dell’esercito Enrico Pietti.




12 gennaio 1947: Cesena, assemblea generale della FIOM.
Roma, L'Osservatore Romano, in polemica con Palmiro Togliatti, scrive: ”La riviviscenza anticlericale nasce dall’errore dei partiti materialistici e anticlericali, di credere che i loro ideali e i loro programmi non sarebbero stati doverosamente contrastati dalla Chiesa; dall’errore di credere che la libertà di culto bastasse alla Religione (...).
Modena, dopo le manifestazioni (30 dicembre) di Mirandola e Revere dei lavoratori della Bonifica Burana, il ministro dell’Agricoltura Segni riconosce legittima la richiesta dei lavoratori e invita la Bonifica ad una rapida decisione per la continuazione dei lavori.



12 gennaio 1949Bologna, occupata la Barbieri e Burzi. Il blocco delle merci, deciso immediatamente dalle autorità, impedisce di dare uno sviluppo produttivo significativo all’occupazione. Dopo 34 giorni, la Camera del Lavoro sarà costretta a sospendere la lotta. Vengono così confermati il licenziamento di Barnabà e di altri 40 operai.



12 gennaio 1950Roma, si dimette il governo presieduto da Alcide De Gasperi.
Modena, si svolgono i funerali degli operai uccisi dalla polizia tre giorni prima. Dinanzi ad una folla calcolata in 300 mila persone, Palmiro Togliatti afferma: “In uno Stato che ha soppresso la pena di morte anche per i più efferati delitti, voi siete stati condannati a morte e la sentenza è stata su due piedi eseguita nelle vie della città, davanti al popolo inorridito. Chi vi ha condannati a morte? Chi vi ha ucciso? Un prefetto, un questore irresponsabili e scellerati? Un cinico ministro degli Interni? Un presidente del Consiglio cui spetta solo il tristissimo vanto di aver deliberatamente voluto spezzare quella unità della Nazione che si era temprata nella lotta gloriosa contro l’invasore straniero; di aver scritto sulle sue bandiere quelle parole di odio contro i lavoratori che ieri furono del fascismo e oggi sono le sue? Voi chiedevate una cosa sola, il lavoro, che è la sostanza della vita di tutti gli uomini degni di questo nome. Una società che non sa dare lavoro a tutti coloro che la compongono, è una società maledetta. Maledetti sono gli uomini che, fieri di avere nelle mani il potere, si assidono al vertice di questa società maledetta e con la violenza delle armi, con l’assassinio e l’eccidio, respingono la richiesta più umile che l’uomo possa avanzare: la richiesta di lavorare (…) Dobbiamo far uscire l’Italia da questa situazione dolorosa. Vogliamo che l’Italia diventi un Paese civile dove sia sacra la vita dei lavoratori, dove sacro sia il diritto dei cittadini al lavoro, alla libertà, alla pace!”

Esposto alla magistratura dei parlamentari dell’opposizione contro i responsabili dell’eccidio di Modena
Ill.mo Signor PROCURATORE DELLA REPUBBLICA MODENA

I sottoscritti Senatori della Repubblica: Cermigniani Armando, Tarburrano Luigi, Ghidetti Vittorio, Bei Adele, Jannili Gabriele, Montagnana Rita, Pastore Ottavio, Palermo Mario, Ferrari Giacomo, Minio Enrico, Farmi Giovanni, Fiore Umberto, Ruggeri Luigi, Sereni Emilio, Bardini Vittorio, Meacci Guido, Gervasi Galliano, Adinolfi Pietro, Alberganti Giuseppe, Fantuzzi Silvio, Bolognesi Severino, Spezzano Francesco, Moscatelli Vin­cenzo, Leone Francesco, Palumbo Giuseppina, Pertini Sandro, Rolfi Federico, Banfi Antonio, Giua Michele, Fedeli Armando, Allegato Luigi, Tallarico Alberico, Priolo Antonio, Negarville Celeste, Cappellini Egisto, Merlin Lina, Cortese Giuseppe, Pelle­grini Giulio, Grieco Ruggero, Mancini Pietro, Tambarin Antonio, Castagno Luigi, Tignino Rocco, Locatelli Amilcare, Giovanni Roveda, Casadei Giuseppe, Li Causi Girolamo, Bitossi Renato, Bosi Ilio, Terracini Umberto, Grisolia Domenico, Mancinelli Carmine, Negro Antonio, Fabbri Luigi, Molinelli Guido, Alberti Giuseppe, Troiano Ernesto, Morandi Rodolfo, Barontini Elio, Montagnani Piero, Picchiotti Giacomo, Fortunato Paolo, Barba­reschi Gaetano, Menotti Clarenzo, Colombi Arturo, Scoccimarro Mauro, Secchia Pietro, Berlinguer Mario, e Deputati al Parla­mento On.li: Smith Tomaso, Cavallari Vincenzo, Baglioni Tor­quato, Bettiol Giorgio, Oliviero Carlo, Ristori Pietro, Negro Al­ceo, Cinciari Rodano Marisa, lotti Leonilde, Stuani Achille, Ma­niera Aristodemo, Montanari Silvano, Pollastrini Elettra, Pesenti Antonio, La Marca Salvatore, Pajetta Giuliano, Massola Umber­to, Barontini Anelito, Paolucci Silvio, Piracci Maffiola Alcide, Longo Bonifacio Rosetta, Messinetti Silvio, Saccentini Dino, Grilli Giovanni, Scappini Remo, Viviani Luciana, Polano Luigi, Bianco Michele, Bigiandi Paolo, Montelatici Giulio, Farmi Carlo, Marabini Andrea, Marchesi Concetto, Angelucci Mario, Barbieri Orazio, Grazia Verenin, Natta Alessandro, Matteucci Lionello, Sala Michele, Miceli Gennaro, Gallo Elisabetta, La Rocca Vin­cenzo, Amendola Pietro, Basso Lelio, Nicoletto Italo, Dami Ce­sare, Capalozza Euro, Scotti Francesco, Corona Achille, Mazzali G., Carpano Miglioli Ernesto, Bernardi Giulio, Invernizzi Ga­briele, Pelosi Filippo, Ravagnani Rodolfo, Del Bozzo Pietro, Imperiali Giuseppe, Pessi Secondo, Bottonelli Giovanni, Cucci Aldo, Jacoponi Vasco, Semeraro Santo, Capacchione Francesco, Corbi Bruno, Merloni Raffaele, Amicone Ferdinando, Pieraccini Giovanni, Perotti Nicola, Beltrame Gino, La Torre Giuseppe, Audisio Walter, Bensi Cesare, Marzi Domenico, Anzi Arnaldo, Ferrandi Giuseppe, Clocchiatti Amerigo, Puccetti Bruto, Calasso Giuseppe, Scarpa Sergio, Lombardi Carlo, Berti Giuseppe, Bru­no Giovanni, Malagugini Alcide, Amendola Giorgio, Nenni Pie­tro, Matteotti Carlo, Cavallotti Alberti Mario, Torretta Federico, Serbadini Giovanni, Di Mauro Luigi, Calandrone Giacomo, Ca­vazzini Severino, Guadaluppi Marino, Rossi Maria Maddalena, De Martino Francesco, Grifone Pietro, Moranino Francesco, Target­ti Ferdinando, Cessi Roberto, Fora Aldovino, Ravera Camilla, Noce Teresa, Suraci Paolo, Di Vittorio Giuseppe, Sansone Luigi Renato, Faralli Vannuccio, Bernieri Antonio, Venegoni Carlo, Ma­glietta Clemente, Grassi Luigi, Magnani Valdo, Ricci Giuseppe, Gullo Fausto, Spallone Giulio, Marcellino Colombi Nella, Vecchio Vaia Stella, Martini Fanoli Gina, Laconi Renzo, Coccoli Irene, Nenni Giuliana, Mancini Giacomo, Cacciatore Luigi, Santi Fer­nando, Lozza Stelio, Alicata Mario, Giolitti Antonio, Floreanini Della Porta Gisella, Reali Pietro, Lombardi Riccardo, Emanuelli Domenico, Amadei Leonetto, Bergamonti Giacomo, Roveda Ma­rio, Roasio Antonio, Sacchetti Walter, Bellucci Raffaele, Cerabo­na Francesco, Walter Riccardo, Failla Virgilio, Montagnana Ma­rio, Longo Luigi, Togliatti Palmiro, espongono quanto segue:

Da 34 giorni, e cioè dal 5 dicembre 1949, si prolunga qua, in Modena, la serrata delle Fonderie Riunite di proprietà della Ditta Orsi.
Una tale condizione di cose, costituente illecito penale — in quanto la Costituzione non riconosce il diritto di serrata così come riconosce, invece, il diritto di sciopero — veniva, più ancora che tollerata, protetta dalle Autorità politiche locali.
A tale scopo esse avevano, fin dal 1 giorno della serrata, posto un presidio armato di forza pubblica nelle Fonderie Riu­nite. Malgrado questo atteggiamento, non conforme alle leggi, le maestranze e le loro organizzazioni, invece di porsi sui terreno di una pur giustificata ritorsione, si proposero di giungere, co­munque, ad una soluzione concordata e pacifica della vertenza. E a questo scopo sollecitarono ed avviarono le trattative. E poi­ché l’imprenditore, con tenace irrigidimento, si sottraeva in tutti i modi alla realizzazione dello scopo così perseguito, i rappresen­tanti delle maestranze si rivolsero alle Autorità costituite, nu­trendo sempre la speranza — dimostratasi purtroppo illusoria — che esse, pur avendo assunto il segnalato atteggiamento di par­zialità a favore dell’impresa, non avrebbero rifiutato di agevola­re il componimento della vertenza.
Ma l’Orsi, sentendosi sempre e maggiormente difeso dal Pre­fetto Laura e dalle Autorità di polizia, neanche allora accedette a ragionevoli propositi; e, aggravando ancora di più le proprie responsabilità penali e contrattuali, rese noto che egli avrebbe risolta la questione di proprio arbitrio, unilateralmente, riconfer­mando intanto il licenziamento dell’intera maestranza e comuni­cando che, non prima del giorno 9 gennaio 1950, le Fonderie Riunite avrebbero ripreso a funzionare in parte con lavoratori di nuova assunzione e alle condizioni che lo stesso imprenditore avrebbe fissato.
Di fronte a questa prospettiva, il Consiglio delle Leghe del­la Camera del Lavoro di Modena, pure riaffermando di voler continuare ancora pazientemente nelle trattative, venne nella de­terminazione di appellarsi alla solidarietà di tutti lavoratori della provincia se le trattative stesse avessero dovuto fallire. L’inizio dello sciopero così progettato avrebbe dovuto coincidere con un comizio, nel quale la cittadinanza avrebbe ricevuto ampie in­formazioni delle ragioni del movimento. Nella giornata dell’8 gennaio, all’ultimo margine cioè dal tempo fissato dalla ditta Orsi per realizzare i propri arbitrari propositi, essendo matura­te le condizioni, la Camera del Lavoro fu dunque costretta ad at­tuare il programma come sopra delineato.
Le autorità politiche di Modena nel frattempo, anziché ado­perare i mezzi a loro disposizione per convincere il sig. Orsi a porre fine alla sua azione dannosissima all’economia cittadina e provinciale e apertamente contraria alle leggi della Repubblica, di altro non si preoccuparono se non di fare affluire in Modena da tutta la regione grandi forze di polizia. E la mattina del lune­dì 9 gennaio queste occupavano numerosi punti della città con apprestamenti fuori di ogni proporzione.
In modo particolare, erano presidiate da numerose forze di polizia le zone nelle quali sorgono le varie aziende di proprietà della ditta Orsi, e precisamente lungo la via Ciro Menotti e le vie trasversali ed adiacenti.
Due sbarramenti principali erano stati disposti a monte ed a valle della linea ferroviaria, di cui l’uno all’incontro del viale Ciro Menotti e di via Paolo Ferrari e l’altro alla convergenza di via Nonantolana con il detto viale Giro Menotti.
Lo sciopero doveva avere inizio alle ore 10 e pertanto fino a quell’ora tutti gli operai — ad eccezione solo di quelli delle Fonderie Riunite — erano sul luogo del proprio lavoro, chiusi nelle aziende e nelle fabbriche. Non numerosa pertanto la gente raccolta fino a quell’ora in vari punti della città, allo scopo di attendere informazioni sulla località nella quale si sarebbe dovu­to tenere il comizio.
In quella stessa mattina, poco prima delle ore 9 una Com­missione composta dall’On.le Sen. Pucci Alberto Mario e dai Sigg. Montorsi e Barozzi della Camera del Lavoro chiesero di po­tersi incontrare col Prefetto Laura, allo scopo di far presente che lo sciopero avrebbe potuto essere limitato a due ore, e cioè al tem­po strettamente necessario per lo svolgimento del comizio, se il Prefetto stesso avesse provveduto a ristabilire immediatamente il contatto fra i rappresentati operai e il sig. Orsi, allo scopo di ten­tare ancora una volta la soluzione pacifica della vertenza. Il Pre­fetto rispose che la cosa era impossibile, perché a quanto gli con­stava l’Orsi era partito per Torino, ma che tuttavia credeva di po­tere dare assicurazione che le trattative sarebbero state riprese il giorno dopo e che l’Orsi, anziché licenziare, avrebbe soltanto so­speso tutti gli operai di cui 250 sarebbero poi stati riassunti. Il Prefetto chiese ai rappresentanti operai di fare per l’appunto que­ste comunicazioni nel comizio imminente per il quale, dopo molte resistenze, concesse la località di piazza Roma. Il senatore Pucci coi sigg. Montorsi e Barozzi si allontanarono allora con animo tranquillo e dopo aver vanamente cercato alla sua abitazione il sig. Orsi si recarono l’uno al Municipio e gli altri alla Camera del Lavoro. Ma, dopo un quarto d’ora, questi due ultimi ritor­navano al Municipio, facendo presente che numerosi gravi inci­denti avevano incominciato a verificarsi per. il comportamento degli sbarramenti di polizia i quali volevano impedire ai cittadini di affluire per l’ormai autorizzato comizio e che erano anzi già stati segnalati un morto e dei feriti fra gli operai.

Il sen. Pucci, l’on. Ricci — sopraggiunto nel frattempo — e i sigg. Montorsi e Barozzi si diressero allora urgentemente in Que­stura. Non appena alla presenza del Prefetto e del Questore, essi si videro investiti con parole violentissime ed accusati di portare la responsabilità della uccisione avvenuta nel frattempo di un Brigadiere dei Carabinieri e del grave ferimento di un altro uo­mo della forza pubblica.
I fatti, come è ben noto e per fortuna, erano completamen­te inventati poiché nella tragica giornata del 9 gennaio la forza pubblica non ebbe a lamentare se non 3 uomini colpiti senza gra­vità. Ma le virulenti parole, che immediatamente seguirono a que­sto primo e menzognero annuncio, avevano evidentemente biso­gno di una tale premessa per assumere una parvenza di giustifi­cazione. Infatti il Prefetto, seguitando nella sua esagitata irruen­za proseguì: «Ritirate immediatamente tutti i vostri dalle Fon­derie! Qui succederà una strage! Abbiamo tanta forza da stermi­narvi tutti!». Ed anche il questore rincalzò: «Sarà un macello!».
Il macello purtroppo era già in corso.
Quando alle ore 10, per l’inizio dello sciopero, le fabbriche si erano chiuse, le singole maestranze riversandosi per le strade avevano, infatti, incominciato ad avviarsi verso il centro della città per partecipare al comizio, e naturalmente il viale Ciro Me­notti, nelle cui immediate vicinanze sorgono alcune delle più im­portanti aziende, si fece particolarmente affollato. Per avviarsi al comizio gli operai si raccoglievano attorno ad alcune bandiere. E così, ordinatamente, andavano risalendo il viale Giro Menotti verso la via Paolo Ferrari dove, come già accennato, era stato stabilito uno sbarramento di polizia.
Allorché gli agenti della celere che vi stavano raccolti scorse­ro gli operai che si muovevano nella loro direzione si appresta­rono tosto ad allontanarsi per raggiungere le Fonderie Riunite. E, quando i primi operai si trovavano ancora a una ventina di metri di distanza dall’incrocio delle vie già citate, gli agenti stes­si incominciarono il lancio di bombe lacrimogene e lo sparo di raffiche a salve. Lancio e sparo che proseguirono mano a mano che percorrevano il tratto di viale Giro Menotti che li divideva dalla ferrovia e poi dai cancelli d’entrata delle Fonderie Riunite. Dopo un attimo di esitazione e quando le nubi del gas lacrimo­geno incominciarono a dissolversi gli operai ripresero a gruppi a seguire il percorso di viale Giro Menotti. E raccogliendo alcune delle bombe lacrimogene che ruzzolavano loro fra i piedi anda­vano rilanciandole in direzione degli agenti. La distanza fra essi e gli agenti stessi restava sempre dell’ordine già indicato: e cioè circa di una ventina di metri.
Le forze di polizia superarono dunque coi loro automezzi il passaggio a livello e dopo di esse, senza che diminuisse la di­stanza già più volte accennata, gruppi di operai passarono - al di là dei binari. Ma solo poco più di un centinaio vi era riuscito, allorché le sbarre del passaggio a livello si abbassarono ed un treno percorse la linea ferroviaria.
La maggior parte degli operai, che avevano superato i bi­nari piegando verso destra lungo la linea, raggiunsero i prati re­trostanti le Fonderie Riunite nei quali si sparpagliarono, mentre alcuni — avvicinandosi alla rete metallica che recinge lo stabili­mento — inIziavano uno scambio amichevole di parole coi pochi carabinieri a guardia. E ciò proseguì per circa un’ora. Pochissi­mi che si erano invece fermati vicino al passaggio a livello, aven­do avuto inizio una fucileria dal tetto delle Fonderie Riunite cer­carono riparo dietro al paraurti che sorge sul luogo; due si acco­vacciarono dietro il contrappeso della sbarra del passaggio a li­vello ed una ventina proseguirono invece sul viale Ciro Menotti. costeggiando il muretto di cinta delle Fonderie Riunite. Ma il maggior numero di questi ultimi, una quindicina, immediatamen­te si rifugiò nei cortili e negli androni delle case prospicienti, mentre un gruppetto di non più di 5-6 operai restò fermo din­nanzi al cancello secondario che immette nelle Fonderie Riunite.
Il passaggio del treno e i colpi d’arma da fuoco provenien­ti dalle Fonderie Riunite avevano intanto provocato negli operai, arrestati al di là della linea ferroviaria, da prima un attimo di ar­resto e poi un rapido movimento di retrocessione lungo il viale Ciro Menotti mentre un certo numero di essi cercava riparo nel casello ferroviario.
Un giovane isolato si azzardò, ciò nonostante, ad attraversa­re il passaggio a livello e lo fece obliquando verso destra eviden­temente per recarsi nei prati retrostanti alle Fonderie Riunite. Ma aveva appena oltrepassato il primo binario di corsa, quando si accasciò a terra. Un colpo, sparato da un carabiniere che da qual­che tempo dall’alto del terrazzo delle Fonderie Riunite andava puntando il suo moschetto, lo aveva raggiunto in pieno. Si trat­tava del povero Arturo Cbiappelli, il primo degli uccisi nella gior­nata. La capanna adiacente al casello ferroviario reca chiaramen­te visibili le tracce di altri colpi sparati dal carabiniere appostato sulla terrazza, sulla quale stavano anche alcuni agenti in borghese i quali in disparte non si curavano di quanto l’energumeno stava­facendo. Nell’interno di detta capanna è stato reperito dal casel­lante il proiettile che si esibisce, il quale dopo avere attraversato la parete esterna di cartone catramato della capanna e un assito di legno interno, colpi il muro posteriore della capanna stessa sbrecciandolo e cadendo poi a terra. Sono nettamente identificabi­li nella parete di cartone, nell’assito di legno e nel muro, i fori di passaggio e il punto di urto del proiettile, che presentano una direzione obliqua, la quale prolungata perverrebbe, per l’appunto, all’altezza della terrazza delle Fonderie Riunite.
Possono testimoniare su quanto sopra: Bellesia Oscar abi­tante nel casello ferroviario del passaggio a livello di via Giro Menotti; Zoboli Luciano abitante in Via Campanella 48; Ettore Cuoghi abitante in via Ciro Menotti 295; Benatti Nereo abitan­te a Carpi Cantone Gargallo; Bellodi Umberto abitante in Mo­dena via Carlo Zucchi 137; ed altri che ci si riserva di indicare.
Quasi nello stesso momento veniva ucciso, dinnanzi al can­cello delle Fonderie Riunite, Appiani Angelo. Questi faceva par­te del gruppetto di 5 o 6 persone che si era là fermato, del tutto distaccato dagli altri gruppi di operai. Mentre dette persone esi­tanti si guardavano attorno, un agente della forza pubblica (cara­biniere o milite della celere) muovendosi dalla porta d’ingresso centrale attraverso lo spazio che separa gli edifici dal muretto in­terno si avvicinava cautamente al cancello àecondario. Giunto a distanza utile, prese di mira il piccolo gruppo fermo dinnanzi al cancello e fece partire un colpo il quale — dopo aver di striscio colpito tale Ernesto Balugani (residente a Gaggio di Castelfran­co) che per fortuna non restò ferito, ma ebbe il soprabito, l’abito e il portafoglio attraversati dal proiettile — colpì per l’appunto l’Appiani Angelo uccidendolo sui colpo. Il cadavere venne tra­sportato nell’andito di ingresso di una delle case prospicienti le Fonderie Riunite da alcuni degli operai, che già vi si erano rifu­giati come sopra detto.
Possono testimoniare quanto sopra: Bellodi Umberto resi­dente in via Carlo Zucchi 137 Modena; Dotti Giuseppe residen­te a Cittanova di Modena; Cavallini Angelo abitante a Soliera di Modena; Goldoni Maria residente in viale Storchi 317 ed altri che ci si riserva di indicare.
Mentre questi sanguinosi episodi si verificavano nei confron­ti degli operai che erano provenuti dalla parte di via Ciro Me­notti verso la Maserati Alfieri, un altro assassinio veniva compiu­to dalla parte opposta, e cioè presso lo sbarramento di polizia formato, come già indicato, quasi alla confluenza di viale Ciro Menotti e via Nonantolana; anzi più precisamente poco oltre il Cippo commemorativo posto all’incrocio di viale Ciro Menotti e via della Crocetta. A distanza di una decina di metri di questo sbarramento si erano raccolti circa 200 operai portanti dei car­telloni ed alcune bandiere. Fino verso le ore 11,30 la situazione si era mantenuta colà tranquilla, salvo il lancio di alcune bombe lacrimogene. Senonché intorno a quell’ora, l’ufficiale comandante lo sbarramento impartì improvvisamente l’ordine ai carabinieri di sciogliere il detto gruppo di operai. Ebbero luogo, allora, due violenti cariche a colpi di calci di fucile: gli operai in gran par­te fuggirono e rimasero esitanti sul posto solo in una trentina. In questo momento i carabinieri investirono un giovane che recava un cartello fissato su di un’asta, e spintolo da parte lo presero fra quattro in mezzo: poi a grandi colpi di calcio di fucile lo ro­vesciarono nel fossato, che costeggia la strada, dove lo finirono (pare anche con un colpo d’arma da fuoco). Si trattava di Roberto Rovatti, eroico partigiano combattente della guerra di Libera­zione. Al momento della sua uccisione, la strada ed i prati cir­costanti erano completamente liberi da ogni dimostrante, cosicché egli si trovò alla completa mercé di coloro che, ciecamente infie­rendo su di lui, lo hanno ucciso.
Possono testimoniare su di ciò: Gas perini Sonnino residen­te in via Vignolese 191; Mussini Venezio residente in via Ramazzini 8; Rebeccbi Dilva residente in via Albareto 225; ed al­tri che ci si riserva di indicare.
Tutto quanto è stato esposto fino ad ora costituisce, nel suo complesso, il tragico «atto primo» del terribile episodio vissuto dalla eroica città di Modena, per volontà ed opera proprio di quelle forze pur destinate formalmente ad assicurare la tranquil­lità del popolo.
Trascorse poi circa un’ora, durante la quale i responsabili delle organizzazioni sindacali e politiche della città in uno con i parlamentari già citati diffondevano la notizia che, nelle prime ore del pomeriggio, si sarebbe tenuto in piazza Roma il comizio e che pertanto tutti vi affluissero. Ciò era a conoscenza dell’auto­rità prefettizia e di polizia, la quale pertanto avrebbe ormai do­vuto porre fine decisamente a qualunque misura di violenza nei confronti della popolazione.
Ma ciò, evidentemente, non era concordabile con il piano di terrorizzazione della città di Modena, al quale si era dato, come sopra brevemente descritto, così solido avvio.
Per iniziativa questa volta del vice Questore, sig. Giuliano, poco dopo le 12 tutte le forze armate già stazionanti alle Fon­derie Riunite e alla Maserati, cui si erano aggiunti notevoli rin­forzi, incominciarono una vasta operazione destinata a cacciare in fuga in direzione del viale Giro Menotti quanti già stavano spon­taneamente defluendovi, dopo che la notizia era incominciata a circolare dell’imminente comizio.
E’ da notarsi che, a questo stadio degli avvenimenti, tutto il viale Ciro Menotti a nord della ferrovia era completamente sgombro e che poche centinaia di persone rimanevano sparpaglia­te fra il terreno compresi tra il raccordo ferroviario SEFTA e il deposito della Nettezza Urbana, da una parte, il viale Ciro Me­notti dall’altra. A furia di spari disordinati e di lanci di bombe lacrimogene, i carabinieri costrinsero verso via Paolo Ferrari que­sta gente e, costituito in vicinanza dell’angolo Ciro Menotti - Paolo Ferrari una serie di passaggi obbligati, chiuso ciascuno da gruppi di carabinieri, questi inferirono a colpi di calcio di moschetto addosso ad ognuno che era obbligato a transitare per detti «pas­saggi». Pochissime persone, anziché svoltare in via Paolo Ferrari, riuscirono a proseguire in viale Ciro Menotti alla spicciolata verso via Piave e via Monte Grappa. Questo breve tratto divenne così teatro di due efferati omicidi. Fra coloro che si avviavano nel senso indicato si trovavano, infatti, Renzo Bersani ed Ennio Ga­ragnani, quest’ultimo, per grave incidente sofferto nell’infanzia, impacciato nella deambulazione per avere riportato in quell’occa­sione gravi ferite ad ambedue le gambe. Il povero Garagnani, al cui fianco, alla distanza di alcuni passi, veniva un’altra persona, era giunto all’angolo di via Piave allorché un colpo di fucile, rag­giuntolo al capo, lo faceva stramazzare a terra, moribondo. Il suo corpo, raccolto da due giovani donne uscite da una porta vicina, venne trasportato nell’androne di una delle case popolari adia­centi dove ben presto l’infelice spirava.
Il Renzo Bersani ebbe la fortuna di vivere pochi attimi di più e di percorrere qualche passo ancora sull’ormai già troppo insanguinato viale Ciro Menotti. E li, infatti, era giunto all’angolo di via Monte Grappa, quando veniva colpito alla testa da un colpo di fucile sì che cadeva a terra. Raccolto da alcuni pietosi e tra­sportato all’ospedale, vi decedeva nelle tarde ore del pomeriggio.
I due colpi omicidi furono sparati da una persona nettamen­te individuata da numerosissimi testimoni, e che — appostatosi in precedenza all’angolo del viale Ciro Menotti con via Paolo Ferrari — teneva freddamente il fucile puntato nel senso del via­le Giro Menotti e metodicamente prendeva di mira i pochi che avevano la disavventura di passargli a tiro, come se ubbidisse all’ordine tassativo di effettuare una macabra e orribile eserci­tazione di tiro a segno. La persona rivestiva la divisa da carabi­niere. I testimoni, mentre concordano tutti nel qualificarlo un carabiniere, non sono ugualmente concordi nell’indicare se e qua­le grado rivestiva: alcuni affermano che l’omicida era un uffi­ciale, altri un sott’ufficiale e altri, infine, si accontentano di de­signarlo un semplice carabiniere. Non vi è alcuna discordanza, però, nell’affermazione che costui, appartatosi dai suoi colleghi intenti a colpire col calcio delle loro armi quanti defluivano per i « passaggi obbligati » costituiti all’angolo di via Paolo Ferrari, puntasse con fredda e cinica regolarità la sua arma e sparasse quindi a colpo sicuro.
Possono testimoniare su quanto sopra: Bruna e Rina Spa­gnoli residenti a Paganine di Modena, che sono le giovani donne che a rischio della loro vita, sotto il tiro del forsennato, si lan­ciarono in aiuto del Garagnani giacente a terra, lo raccolsero e lo trasportarono nell’androne della casa vicina; Rossi Duilio abi­tante in via Guicciardini 25; Lugli Amedeo dimorante in via Monte Grappa; Cuoghi Ettore abitante in viale Ciro Menotti 295; Lucchi Marino abitante in viale Ricci 15; Bergamini Luciano abi­tante in via Cesare Costa 108; Bozzoli Marta dimorante in via Emilia Est 156; Beghini Aldo domiciliato in via Giro Menotti; Guerra Maria abitante in via Paolo Ferrati; ed altri che ci si ri­serva di indicare.
Il sesto morto della tragedia del 9 gennaio, Malagoli Arturo, non ha ancora svelato fino ad oggi il mistero della sua scomparsa. Dove sia stato colpito, in quale congiuntura e da quale assassino, non è dato ancora di sapere. Ma non può essere stata molto diver­sa la sua sciagurata fine da quella di Appiani Angelo, Bersani Renzo, Chiappelli Arturo, Garagnani Ennio, Rovatti Roberto; uc­cisi tutti fuori di ogni zuffa violenta, di ogni diretto contatto con la forza pubblica, senza che su questa, per opera loro o di altri, in­combesse incitatrice, disperata ed inconsulta la minaccia di un danno inevitabile. Ma, illuminata dagli altri analoghi episodi, la Autorità giudiziaria non potrà incontrare difficoltà a chiarire i particolari anche di quest’ultimo orrendo caso. D’altronde, i sot­toscritti non rinunceranno essi stessi a farsi parte diligente, allo scopo di consegnare alla giustizia i criminali in oggetto.
Gli ultimi tre morti della tragica giornata sono stati uccisi mentre ormai, per unanime convinzione, tutto in Modena si av­viava alla tranquillità e all’ordine. Solo la inspiegabile condotta e l’imperdonabile trascuranza del Prefetto Laura e del Questore Musco, nel non diramare d’urgenza gli ordini e le istruzioni di rito relativi alla concessa autorizzazione del comizio in piazza Roma, hanno reso possibile che quest’altro sangue innocente ve­nisse versato. Non v’è dubbio che se dalla Prefettura e dalla Questura fossero partiti gli ordini necessari con quella urgenza che la situazione imponeva, la follia omicida, che muoveva ad atti criminosi elementi della forza pubblica, sarebbe stata trattenuta. E non è a dire che Prefetto e Questore non disponessero di ogni mezzo utile a questo scopo; a decine e decine i mezzi motorizzati sostavano dinnanzi al Palazzo della Questura o scorazzavano per la città, mentre l’intera rete telefonica, sottratta con arbitrio inau­dito all’uso dei cittadini, era a disposizione dell’Autorità per di­ramare fulmineamente ordini e contrordini. Ma, fino dopo le ore 13,30, attorno agli stabilimenti .di proprietà del sig. Orsi agenti e carabinieri a gruppi ed isolati continuarono a diffondere il ter­rore con raffiche di armi da fuoco e colpi di calcio di moschetto, invadendo le abitazioni private e cacciandone con violenza ine­narrabili i cittadini, i quali vi avevano cercato rifugio.
L’ordine solenne e perfetto nel quale la massa operaia con­venne poi, alle ore 15, in piazza Roma al comizio — pure avendo già avuta notizia che le strade della città erano state largamente bagnate dall’ancor giovane sangue di molti dei loro compagni di lavoro — sta a testimoniare, seppur ve ne fosse stato ancora bi­sogno, dell’assoluta innocenza del popolo modenese che, pur pro­vocato e crudelmente offeso in precedenti occasioni, aveva sem­pre saputo padroneggiare i propri sentimenti e ubbidire al senso del dovere.
Poiché da tutto quanto esposto, risulta evidente che il Pre­fetto Laura Giovan Battista, il Questore Musco Arturo, il Vice Questore Giuliano e i loro dipendenti hanno responsabilità pe­nale per i su indicati reati di omicidio nonché per le lesioni di ogni genere prodotte, nelle medesime circostanze, a numerosissi­mi cittadini, i sottoscritti Parlamentari chiedono che — a carico dei predetti nonché di tutti coloro che direttamente o indiretta­mente hanno comunque concorso, anche in sede di esecuzione. alla consumazione del reati in oggetto — la S. V. Ill.ma voglia procedere con tutto il rigore della legge non solo per detti reati ma anche per tutti quegli altri che la S. V. riterrà di rubricare.
I sottoscritti si riservano di far pervenire alla S. V. Ill.ma ulteriori memoriali ed elementi di prova, allo scopo di facilitare il compito della Giustizia.



Modena, 12 gennaio 1950



11 – 12 gennaio 1951Aversa (Caserta), centinaia di persone senza lavoro occupano le terre incolte dei latifondisti. I disoccupati organizzano protestano anche nel cagliaritano, nel Fucino e in Val Nestore.

12 gennaio 1950Carbonia (Cagliari), la polizia irrompe in un’assemblea sindacale, malmena gli operai presenti compiendo anche qualche arresto, fra cui il consigliere regionale Cocco e il sindacalista Puggioni.



12 gennaio 1950: dopo ben 340 infortuni in un anno, il ministro del Lavoro Rubinacci apre un’inchiesta sull’Ilva di Bagnoli. Lo stabilimento di Piombino è invece in agitazione per la diminuzione dei turni, a fronte di un aumento dei carichi di lavoro e chiede nuove assunzioni.

12 gennaio 1953Roma, una nuova manifestazione contro la legge truffa, che blocca il traffico sulla via Tiburtina, è caricata dalla Celere. Questa volta i manifestanti rispondono, impegnando la polizia in numerosi scontri. Cariche anche in via Arenula contro un corteo studentesco

12 gennaio 1956Piombino, entrano in sciopero i lavoratori della ILVA per il rispetto dei diritti sindacali e democratici. I lavoratori reclamano la revisione del provvedimento adottato per rappresaglia dalla Direzione del gruppo IRI verso gli operai del reparto acciaierie che sono stati trasferiti arbitrariamente in altri reparti per aver partecipato allo sciopero provinciale contro
il carovita
Roma, firmato, dopo lunga lotta, l'accordo per i lavoratori degli autotrasporti. Oltre ai miglioramenti normativi, contiene un miglioramento complessivo delle retribuzioni superiore al 5%
Firmato il contratto nazionale per i dipendenti delle aziende di navigazione. E' la prima volta che questi lavoratori sottoscrivono un contratto nazionale di categoria

12 gennaio 1961Roma, si apre la Conferenza governo – sindacati – organizzazioni padronali per “esaminare gli indirizzi economici, finanziari e sociali nella politica di sviluppo decisa dal governo”.

12 – 13 gennaio 1964: dopo i deputati, tutta la sinistra socialista esce dal partito: nasce ufficialmente il PSIUP. Segretario è Tullio Vecchietti, ne fanno parte, tra gli altri, Lelio Basso, Vittorio Foa, Emilio Lussu, Dario Valori, Lucio Libertini.

12 – 14 gennaio 1966: sciopero nazionale unitario dei lavoratori elettrici, dopo il fallimento della mediazione del ministro del Lavoro.

12 gennaio 1968Roma, nominata una nuova commissione d’inchiesta, presieduta dal generale Luigi Lombardi, sugli eventi dell’estate del 1964. Lombardi è affiancato dal generale dell’Aeronautica Carlo Unia e dall’ammiraglio Enrico Mirti Della Valle. L’inchiesta si concluderà il 21 giugno

10 - 20 gennaio 1969per protestare contro il rifiuto della controparte ad iniziare le trattative per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto lo scorso anno, i 5.000 tecnici ed operai dei consorzi di bonifica hanno effettuato una settimana unitaria di lotta nella seconda decade di gennaio. Per definire le prospettive dell'azione i sindacati hanno organizzato convegni unitari nelle zone interessate

12 gennaio 1969Rimini, esplosi numerosi colpi di pistola contro la sezione del Pci, in via Bendini. Compiuto anche un attentato dinamitardo contro la caserma dei carabinieri.

12 gennaio 1971: assalito con lanci di pietre, un treno che trasporta un reparto della celere a Reggio Calabria. L’agente Antonio Bellotti è colpito al capo e morirà dopo 16 giorni di coma. Il 20 gennaio saranno arrestate quattro persone ritenute responsabili dell’assalto.
Milano, il pretore assolve Giuseppe Bonora e Giorgio Eugenia, membri della commissione interna della Sit Siemens, denunciati per un corteo interno e poi colpiti dalla rappresaglia: il primo licenziato in tronco, il secondo sospeso.
Varese, scioperano i lavoratori della Ignis Ire per rilanciare la piattaforma rivendicativa e respingere le trattenute anti-sciopero. Si sciopera anche alla Fiat Ferriere e a Pizzighettone (Cremona) per solidarietà con i lavoratori dell’Ata Pirelli.

12 - 14 gennaio 1972Ariccia (Roma), convegno unitario dei sindacati dei trasporti aderenti a Cgil, Cisl e Uil, sulla costruzione della Federazione unitaria dei lavoratori dei trasporti. Il convegno ha identificato nella Federazione l'unica dimensione organizzativa adeguata alla portata dei problemi che la lotta per una nuova politica dei trasporti, coerente con le linee generali delle Confederazioni, e con le esigenze dei lavoratori. L'appuntamento di Ariccia è stato il punto d'arrivo di un ampio dibattito che si è svolto in tutte le provincie e in una serie di conferenze regionali che hanno costituito la premessa della larghissima partecipazione di lavoratori e dirigenti sindacali al convegno, sulla base della esperienza di un anno di vita del coordinamento dei sindacati dei trasporti a livello nazionale e regionale. Al Convegno hanno partecipato — ed è stato un successo che ha premiato l'impegno degli organizzatori — circa seicento dirigenti sindacali, rappresentanti dei comitati di coordinamento regionali, delle Camere del Lavoro, delle federazioni di categoria dei trasporti e anche di altri lavoratori (sono intervenuti al dibattito Puccini, della segreteria della FILCEA e Giorgi della segreteria della FTLLEA) e i segretari confederali della CGIL, Forni, Marianetti e Verzelli, della CISL, Fantoni, e della UIL. Manfron, e il segretario generale della CGIL, Lama. Gli interventi dei segretari confederali della CTSL e della UIL e del segretario della FILTAT-CISL, Leolini, hanno inoltre confermato che anche le altre due Confederazioni si muovono verso la costituzione della federazione dei sindacati dei trasoorti. La CTSL ha già costituito un comitato di coordinamento, e la UTL ha riunito il 20 i sindacati di categoria del settore per affrontare il problema in modo che il processo di unità sindacale, che ha ormai scadenze quanto mai ravvicinate, veda anche la costituzione di una federazione unitaria dei sindacati dei trasporti


12 gennaio 1973Trieste, un gruppo di neofascisti è arrestato dopo aver sparato con una pistola lanciarazzi contro un corteo sindacale organizzato in occasione dello sciopero generale. Nove minorenni denunciati a piede libero. Trovate quattro pistole scacciacani modificate per lanciare razzi.
Antonino Allegra nominato dirigente del Centro Internazionale di Polizia di Chiasso

12 gennaio 1977Genova, l'armatore Pietro Costa è rapito sotto casa da una mezza dozzina di terroristi delle Brigate Rosse. Sarà tenuto prigioniero per 81 giorni in una base dell'organizzazione a Rivarolo e rilasciato dopo il pagamento di un riscatto, avvenuto a Roma, di un miliardo e mezzo. Secondo Patrizio Peci, brigatista divenuto poi collaboratore di giustizia, il sequestro è materialmente compiuto da Cristoforo Piancone, Lauro Azzolini, Riccardo Dura e altri. Banconote del riscatto saranno sequestrate a malavitosi calabresi affiliati alla 'ndrangheta.


12 gennaio 1982Milano, la Corte di Appello condanna (riformando in parte la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Varese) Petra Krause a sei anni e tre mesi e a sei anni di reclusione l’avvocato Sergio Spazzali. La vicenda giudiziaria era iniziata con il ritrovamento di materiale esplosivo nella campagna di Dumenia (Varese) la notte del 18 novembre 1974. I giudici di secondo grado hanno comminato pene leggermente ridotte agli altri cinque imputati: cinque anni allo svizzero Peter Egloff, quattro anni e sei mesi ai cittadini elvetici Urs Staedeli e Daniel von Arb, quattro anni al sindacalista milanese Giuseppe Salvati e tre anni all’anarchico italiano Roberto Mander (citato in Relazione Alleanza Nazionale in Commissione Stragi).


12 gennaio 1987Milano, arrestato all’aeroporto di Linate il libanese Bakhir Khodr. E' trovato in possesso di una decina di chili di esplosivo e di 36 detonatori.
Processo Metropoli: giunto in aereo dalla Francia dove vive da anni (a Lilla), depone Carlo Fioroni. E' la prima volta che il"superpentito" compare in pubblico dopo la sua scarcerazione. Fioroni ricorda l' incontro con Feltrinelli, che gli fu presentato da Oreste Scalzone. "mi fu affidato in quell' occasione - racconta Fioroni - di fare da agente di collegamento tra Feltrinelli e Potere operaio, o meglio con il vertice di questo gruppo intenzionato a creare uno spezzone di partito con struttura rigida, di tipo bolscevico, che prevedeva un certo livello di clandestinita' di natura difensiva, con rifugi sicuri, documenti segreti". Fioroni parla anche della nascita del FARO, un' organizzazione nella quale Piperno e Morucci ricoprono rispettivamente i ruoli di dirigente politico e militare. "l' aspirazione più grande di Toni Negri - aggiunge ancora - era quella di creare un movimento armato di massa che si opponesse al progetto dei supestiti di Potere operaio, inclini a dar vita ad un gruppo con una struttura politico militare". Fioroni ha concluso la sua deposizione ricordando di avere avuto fugaci rapporti con Renato Curcio e Lanfranco Pace.

12 gennaio 1988Palermo, la mafia uccide l’ex sindaco democristiano Giuseppe Insalaco. L’uomo politico, prima di essere ucciso da due killer, aveva fatto in tempo a denunciare, anche di fronte alla Commissione parlamentare antimafia, le pressioni subite da Vito Ciancimino e dal suo gruppo. Insalaco aveva indicato Ciancimino come in grande dominus degli appalti al comune di Palermo. Dopo la morte venne trovato un clamoroso memoriale in cui Insalaco chiamava pesantemente in causa il vecchio sistema politico cittadino.

12 gennaio 1995Modena, arrestati Paolo Genitrini e Giuseppe Grimaldi, funzionari della cooperativa Cmb di Carpi, nell'ambito dell'inchiesta sulle cooperative rosse. Sono accusati di concorso in corruzione per avere raccolto tangenti per tre miliardi fra le cooperative impegnate nella costruzione del lotto Inganni-Bisceglie della metropolitana milanese.
Napoli, il tribunale dispone il sequestro cautelare dei beni immobili dell'ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, accogliendo le richieste delle parti civili. Al processo, l'ex segretario di De Lorenzo, Giovanni Marone, rinnova le accuse all'ex ministro.
Palermo, accluse agli atti del processo contro Andreotti le dichiarazioni dell'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, sui rapporti tra lo stesso Andreotti e gli esattori Salvo, sull'uccisione del generale Dalla Chiesa (decisa, secondo Ciancimino, dacerti romani) e su quella di Pio La Torre (decisa, sempre secondo Ciancimino, all'interno del Pci). Sdegnata replica del PdS.
Il pentito Gaspare Mutolo dichiara in aula a Reggio Calabria, durante il processo per il delitto del giudice Scopelliti, che l'assassinio del giudice fu un piacere fatto dalla 'ndrangheta a tutta la commissione di Cosa nostra.
Caltanissetta, si apre il processo bis per l'omicidio del giudice Levatino, avvenuto il 21 settembre del 1991.
Palermo, si uccide con un colpo di pistola alla testa, Nicolò Vitale, fratello di Salvatore, arrestato nel luglio precedente con l'accusa di associazione mafiosa e indiziato per la strage di via D'Amelio. Secondo la Procura i due fratelli avrebbero avuto un ruolo nel sequestro del figlio del pentito di Altofonte, Santino Di Matteo, Giuseppe, di 14 anni, scomparso nel novembre del 1993.


12 gennaio 1996: aperta la crisi di governo, Lamberto Dini annuncia le dimissioni poi sale al Quirinale.
Brescia, il giudice per le indagini preliminari rinvia a giudizio i fratelli Berlusconi e D'Adamo per estorsione e attentato ai diritti politici di Di Pietro: avrebbero complottato per bloccarne la carriera politica. Saranno assolti, anche  perché la procura non presenterà in tempo la richiesta alla Camera per utilizzare le intercettazioni dei colloqui D'Adamo-Berlusconi

12 gennaio 1997: distrutta a Realmonte (Ag) la casa di campagna di Gennaro Galluzzi, un sottufficiale della Guardia di Finanza, in servizio presso la squadriglia navale di Porto Empedocle. 
Trovato morto nella sua officina a Tavernelle (Vi), con un colpo di fucile al collo, il catanese Giuseppe Pedilarco.

12 gennaio 1998: respinta dalla giunta di Montecitorio per le autorizzazioni a procedere, con 10 voti contrari, 8 a favore e 2 astensioni, la richiesta di arresto per Cesare Previti.
Trovato ucciso a Mazzarino (Cl) con colpi di arma da fuoco il pregiudicato Eraldo D'Auria.
Ferito a Palma di Montechiaro (Ag) il contadino Matteo Montana, che dichiara di essere rimasto colpito dallo scoppio di un ordigno trovato mentre zappava. Dopo due giorni gli inquirenti invece arresteranno lo "stiddaro" Giuseppe Chiazza, già denunciato per associazione mafiosa, che avrebbe sparato alla vittima con un fucile.
Roma, arrivano in Italia 10 somali per testimoniare su presunte violenze subite ad opera di militari italiani. Tra loro ci sono anche Hashi Omar Assan, indicato come uno dei componenti del commando che uccise Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e Alì Abdì, autista di Ilaria. Quest’ultimo, dopo un lungo interrogatorio, riconoscerà in Assan uno dei killer di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Sosterrà anche che nessuno del commando si è avvicinato all'auto (contraddicendo apertamente l’esito della perizia ndr), confermando di aver sparato uno o due colpi. Hashi Omar Assan è incarcerato.


12 gennaio 1999: Agrigento, catturato il capomandamento Giuseppe Fanfara.
Milano, Massimo D’Alema afferma “che ci vuole più sicurezza”, “che si deve fermare la criminalità diffusa”, che le espulsioni dei clandestini “saranno effettive”, e che “va ripensata la legge che cancella il carcere fino ai 4 anni di pena”, mentre, promette, “i poteri d’indagine della polizia verranno estesi”. E sulla linea dura del governo che presiede, conclude affermando che “il governo si prende le sue responsabilità e, se necessario, anche i fischi”.


12 gennaio 2000: il presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi è in visita ufficiale a Palermo e Catania. Ricorda tutti i caduti nella lotta alla mafia e commemora il sacrificio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione siciliana. Visita la scuola media di Brancaccio, intitolata a padre Pino Pugliesi. Lancia ripetutamente un forte messaggio: “la mafia non vincerà”.
Richiesto il rito abbreviato dal figlio di Totò Riina, imputato al processo per l'uccisione di cinque persone, e dai mafiosi imputati al processo per la strage in cui perse la vita il consigliere istruttore Rocco Chinnici. Le richieste sono respinte.
Londra, il governo britannico nega l’estradizione in Spagna di Augusto Pinochet, per "motivi di salute".

12 gennaio 2001: Roma, il ministro delle Finanze Ottaviano Del Turco conferma che entro la fine del mese il governo italiano, appoggiando l'azione giudiziaria intrapresa dalla Commissione europea il 6 novembre scorso, denuncerà per frode fiscale a un tribunale degli Stati Uniti le multinazionali del tabacco Philip Morris e R.J. Reynolds Nabisco. Nella documentazione della Commissione Europea, alla base dell'azione legale, si va oltre: le due società vengono accusate di “attività illecite di riciclaggio e di aver facilitato direttamente e indirettamente il contrabbando di sigarette”.
Roma, il procuratore generale presso la Corte di cassazione Francesco Favara, inaugurando l’anno giudiziario, critica i continui interventi legislativi che hanno reso ancor più difficoltoso il processo penale; segnala la diminuzione nel numero dei reati, ma rileva che continua a mancare la certezza delle pene, e afferma che le misure alternative al carcere (attualmente concesse con sempre minor frequenza) non possono diventare “una forma surrettizia di indulto generalizzato”.
Foggia, la Procura della repubblica ha indiziato di reato 46 persone per associazione con finalità di terrorismo, propaganda e apologia sovversiva ed istigazione a delinquere, in relazione al materiale rinvenuto in carcere a Trani, nelle celle di militanti Br, dopo l’omicidio D’Antona.

12 gennaio 2002Gaza, le forze armate israeliane bombardano il porto della città palestinese. Si svolge in tutti i distretti giudiziari l’inaugurazione nel dell'anno giudiziario. In tutte le 26 sedi si svolgono manifestazioni di protesta contro il governo Berlusconi, mentre i magistrati si presentano con la toga nera di lavoro come simbolico atto di dissenso da chi li ha sempre definiti "toghe rosse". Durissimo l‘attacco che il procuratore generale di Milano, Saverio Borrelli, in procinto di andare in pensione, riserva direttamente a Silvio Berlusconi, facendo notare che le scorte sorto state tolte a quei magistrati che nell’aula del processo Sme rappresentano l’accusa contro lui. Il ministro degli Interni, Scajola, annuncia di aver dato mandato ai suoi avvocati di querelare Borrelli. 

12 gennaio 2004In Vaticano, parlando come ogni anno al corpo diplomatico, Giovanni Paolo II difende il governo iracheno esprimendo l’auspicio che divenga un riferimento credibile nello scenario mondiale; condanna la scelta delle armi e soprattutto "il terrorismo indegno di qualsiasi civiltà", senza fare distinguo rispetto alle definizioni americane dello stesso 
Roma, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale presso la Cassazione Francesco Favara rileva la perdurante crisi dell’apparato giudiziario (80% dei reati denunciati resta impunito, 50% degli indagati sono stranieri ed i tempi della giustizia si sono allungati) e ribadisce la contrarietà ad alcuni punti della riforma giudiziaria in cantiere, definendo "antistorica" la limitazione all’interpretazione della legge posta ai giudici.  
Milano, il Tribunale decide di ascoltare Silvio Berlusconi in veste di teste - imputato di reato connesso nel processo per il lodo Mondadori. Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche è uscito dal processo per prescrizione di reato, ma i suoi coimputati sono ancora a giudizio: Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e l’ex magistrato Cesare Metta. 










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