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Internet è sono fondamentale per dialogare, ascoltare, aggregare una platea sterminata. E spesso disseminata in luoghi diversi da quelli tradizionali. Così si possono affrontare le difficoltà del sindacato e ottenere maggiore radicamento tra i lavoratori
di Patrizio Di Nicola*
Recenti studi comparati offrono una fotografia puntuale sullo stato di salute dei sindacati. In particolare la ricerca di Jelle Visser (“Union membership statistics in 24 countries”, Monthly Labor Review, n. 1, gennaio 2006, pp. 38-49) sulla sindacalizzazione in 24 paesi, mette a confronto il numero di iscritti e l’andamento dei tassi di sindacalizzazione. Nel 1980, ben 17 paesi hanno un numero di iscritti al sindacato più elevato rispetto al decennio precedente, in alcuni casi un massimo storico (ad esempio negli Usa, in Italia e nel Regno Unito).
L’unica eccezione negativa è rappresentata dalla Francia, che nei 10 anni di crescita generalizzata registra un calo nel numero di iscritti. Gli anni 90 segnano un’inversione di tendenza e la sindacalizzazione cresce solo in 8 paesi su 24: Canada, Australia, Corea, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna. In 10 paesi i sindacati perdono quote di iscritti (Usa,Nuova Zelanda, Giappone, Germania, Francia, Italia,Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi,Austria; la situazione del Belgio resta sostanzialmente stabile). L’ultima decade fa registrare un’ulteriore battuta d’arresto: la sindacalizzazione ontinua a ridursi o si mantiene pressoché stabile, e gli iscritti aumentano in soli 6 paesi, ossia Norvegia, Danimarca, Olanda Belgio, Spagna e Germania.
La difficoltà si palesa con più evidenza se osserviamo i tassi di sindacalizzazione. Nel 2000 quasi ovunque la densità sindacale ha valori inferiori rispetto al 1970 e al 1980. In Australia, Nuova Zelanda, Usa e Austria le percentuali di sindacalizzazione si dimezzano nell’arco di 30 anni, e in molti altri casi il calo è superiore ai 10 punti. Unica eccezione è rappresentata da un blocco di paesi che migliorano i già alti tassi di sindacalizzazione: Finlandia, Svezia, Belgio, Spagna e, almeno rispetto agli anni 60, la Danimarca. In sostanza nel decennio appena passato i sindacati hanno vissuto un momento di seria difficoltà, anche se non sempre questo ha avuto ripercussioni sulla capacità di negoziare e di essere riconosciuti dalla controparte e dai governi.
Il sindacato open source
La rappresentanza sindacale necessita oggi di un rinnovamento per passare da un modello tradizionale di azione in cui informazione, orientamento, discussione e decisione si susseguono secondo una precisa liturgia organizzativa, a un modello reticolare e orizzontale, più consono al modo di comunicare che utilizzano i giovani lavoratori e le stesse imprese. Internet rappresenta un’opportunità per ricostruire i legami tra sindacato e lavoratori compromessi dal decentramento e dalla flessibilizzazione degli ultimi decenni. Peraltro si tratta di un ritorno alle origini, nel senso che nel sindacato la comunicazione ha sempre avuto un ruolo di primo piano.
Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) ha posto una nuova sfida ai sindacati, costretti ad adeguarsi agli standard comunicativi raggiunti dalle altre organizzazioni e a trasferire le proprie attività e funzioni di rappresentanza sul web, perseguendo un cambiamento che è riduttivo definire tecnologico in quanto è soprattutto culturale. Lo scenario di utilizzo delle Ict da parte del sindacato, in particolare nel nostro paese, non è ancora ben definito. Le rilevazioni svolte da chi scrive su un campione di sindacati di vari settori e territori hanno dimostrato con chiarezza che il web viene utilizzato soprattutto come “vetrina informativa”, a volte con linguaggi autoreferenziali, altre volte con logiche giornalistiche, mentre sono rari i tentativi di rendere gli spazi online funzionali all’interazione organizzativa con i lavoratori.
In Italia la riflessione intorno al rapporto tra Internet e sindacato stenta a decollare, mentre all’estero il dibattito è ricco e fruttuoso. Ad esempio in Gran Bretagna lo studioso R. Darlington della Lse (“The creation of the E-Union: the use of Ict by British Unions”, Internet Economy Conference, Centre for Economic Performance, London School of Economics, 7 novembre 2000) parlava di e-unions già dal 2000, alla luce della considerazione che in Rete aumenta l’importanza degli intermediari in grado di offrire servizi e coordinamento ai lavoratori. Di qui il suggerimento ai sindacati di trasformarsi rapidamente in eunions e di fornire servizi digitali agli iscritti. Da una ricerca su oltre 100 siti web di organizzazioni di rappresentanza australiane, condotta da Sandra Cockfield nel 2003 (“Union recruitment and Organising on the WWW”,Monash University,Working Paper 23/03, maggio 2003), risulta che l’uso che essi fanno del web è ancora limitato, e che manca una strategia intesa a reclutare e coinvolgere i lavoratori.
Cosa, va detto, che sarebbe più facile fare tramite Internet che non nei modi tradizionali, almeno quando i lavoratori operano in piccole unità produttive decentrate, se non addirittura in telelavoro, quindi fuori dell’azienda. Nello stesso periodo, Diamond e Freeman (“Will Unionism Prosper in Cyber Space? The Promise of the Internet for Employee Organization”, British Journal of Industrial Relations, settembre 2002), individuavano 5 funzioni principali che Internet può assolvere per le organizzazioni di rappresentanza:
• fornire servizi individualizzati agli iscritti;
• costruire sezioni sindacali virtuali tra le aziende senza rappresentanze organizzate;
• incrementare il dibattito e la democrazia interna;
• divenire uno spazio per nuove forme di conflitto (i cyber strike);
• collegare sindacati e lavoratori di paesi diversi.
Oggi – mutuando il linguaggio del sistema operativo Linux – si può parlare di sindacato open source, inteso come forma organizzativa che fa un uso intensivo se non esclusivo di Internet per informare gli iscritti, ma soprattutto per connettere tra loro attivisti e delegati di aziende diverse e per fornire ai lavoratori servizi che vanno al di là di quelli legati alla contrattazione collettiva. Il sindacato open source costituisce una comunità virtuale di sindacalisti e lavoratori; proprio come avviene nella vita reale, esso porta avanti campagne di tesseramento, ha leader e militanti, porta avanti lotte e rivendicazioni.
Per il sindacato open source l’uso di Internet non è inteso come mero affiancamento di un nuovo canale di comunicazione a quelli sinora utilizzati, ma come innovazione radicale di un modo tradizionale di essere sindacato. In tal senso la Rete serve a creare una dimensione associativa nuova, nella quale opera una rete sociale di nuovi interessi e di nuove iniziative, finalizzata a espandere la copertura sindacale e a fornire servizi agli iscritti vecchi e nuovi. Ci vorrà coraggio, ma forse questa strada porterà il sindacato a un maggior radicamento tra i lavoratori post industriali.
*docente di Sociologia dell'organizzazione all'Università di Roma La Sapienza
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