da www.paneacqua.eu
di Lanfranco Turci
Le ultime misure decise da Tremonti e Berlusconi con il paravento delle istituzioni internazionali, il governo Monti che si affaccia all'orizzonte, l'intervento della Bce. In tutto questo è mancata una lettura e una reazione veramente "di sinistra" della situazione. Perché la sinistra ha rifiutato una lettura sociale della crisi e di abbandonare una visione irenistica e assolutoria delle politiche delle istituzioni europee, della cultura neoliberista che le ispirava e degli interessi nazionali forti che le condizionavano. Si è rifiutata quindi di assumersi l'onere di un autonomo progetto di risposta alla crisi, sia a livello nazionale che europeo
Il pareggio di bilancio in Costituzione è una mossa ideologica tipicamente di destra (idem la modifica dell'art.41) che se messo in pratica davvero, anche nella benevola interpretazione del pareggio "strutturale", paralizzerebbe le capacità di politica economica degli stati. Il che non vuol dire che non si possa avere in certi anni anche il bilancio in pareggio o addirittura in attivo. Ma vincolarlo in Costituzione è la prova estrema di come il liberismo abbia fatto danni devastanti anche a sinistra.Segnalo l'ampia letteratura in tema su http://www.levyinstitute.org/. Che poi Tremonti sostenga questa modifica e quella dell'art.41, quel Tremonti che due o tre anni fa accusava la sinistra di soggezione al mercatismo, è la prova ulteriore che siamo di fronte a gruppi dirigenti screditati, che si troveranno uniti, con Berlusconi o meno,solo nel dare l'ennesima stangata ai ceti popolari e un'ulteriore spinta recessiva al paese. Intanto Usa e Europa marciano felici nella stagnazione se non peggio. Ieri l'altro Krugman osservava che non siamo di fronte a una seconda caduta recessiva dopo quella del 2008, perché la ripresa non è mai cominciata davvero.
Interessante capire la dinamica della decisione di venerdì scorso del governo di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio, cioè 25 mld di tagli fra assistenza e detrazioni fiscali soprattutto a carico dei ceti popolari e tagli ulteriori agli enti locali , alla sanità e alle pensioni. La Bce si è rifiutata fin dall'inizio della crisi di fare il suo dovere di sostenere i titoli di stato contro la speculazione, l'Europa ha rinviato all'infinito lo strumento degli eurobond per sostenere i debiti sovrani e avviare un piano Marshall europeo. Idem per la tassa sulle transazioni finanziarie. Così di fronte al precipitare della crisi è diventata senso comune (indotto dal pensiero unico che pervade i mass media) la accettazione della necessità dell'austerity. Una austerity propugnata dalle destre e dalla cultura neoliberista tuttora dominante, con i suoi contenuti classisti (definizione di Bersani) e le sue implicazioni recessive.
Ora Berlusconi e Tremonti hanno un paravento "oggettivo" per le loro scelte, i sindacati sono divisi e quasi disarmati (devo dire che non ho capito l'union sacré delle forze sociali, un protagonismo confuso,velleitario e al limite autolesionistico per le organizzazioni rappresentative di ceti popolari) e la sinistra non sa che dire, spiazzata dalla mossa collaborativa di Casini e dalla malcelata disponibilità a dare copertura al governo da parte di un pezzo importante del PD. Non sa che dire perché fin dall'inizio ha rifiutato una lettura sociale della crisi e degli interessi in conflitto all'interno di essa e alla sua stessa origine. Ha rifiutato di abbandonare una visione irenistica e assolutoria delle politiche delle istituzioni europee, della cultura neoliberista che le ispirava e degli interessi nazionali forti che le condizionavano. Si è rifiutata quindi di assumersi l'onere di un autonomo progetto di risposta alla crisi, sia a livello nazionale che europeo, attorno a cui cercare di costruire un movimento di lotta, una forte pressione popolare e quindi una propria maggioranza. Da qui anche è derivato, al di là delle sollecitazioni del Presidente della Repubblica,il modo disarmato con cui ha ingoiato il passaggio in due giorni della manovra Tremonti in Parlamento. Manovra che doveva cambiare le sorti del paese e che invece è stata seguita dalla rincorsa verso l'alto degli spread fra i titoli di stato italiani e tedeschi, secondo lo schema già visto all'opera in Grecia e negli altri paesi periferici. Ora può darsi che la Bce, Germania permettendo, decida di sostenere in modo efficace i nostri e altrui titoli pubblici o che invece li lasci a un livello tale da tenerci un ferreo morso in bocca. Ciò non toglie che nel frattempo, dopo la irresponsabile inerzia iniziale del governo e di Tremonti, avremo imboccato quella strada della austerity e della recessione che a livello europeo, almeno a voce, tutti i Partiti socialisti e il Pd condannano. E la avremo imboccata senza una reazione ancora adeguata nel paese e senza che si delinei una alternativa a sinistra. Attenzione ora a non scambiare per alternativa la cura del prof.Monti! Il suo "j'accuse "al governo Berlusconi è durissimo e sacrosanto. Ma non sarebbe una grande svolta liberarsi di ballerine e cricche che pullulano attorno al centro destra, per perseguire con più rigore una politica di tagli al welfare, ai salari e ai diritti dei lavoratori e vendere le ultime postazioni pubbliche nell'apparato produttivo e dei servizi. Un podestà onesto invece di uno corrotto, o italiano invece che straniero, resterebbe pur sempre un podestà.
PS: ho visto una foto degli indignados spagnoli con un cartello: "Trichet va' a casa!. Quando in Italia?
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