IL SOL DELL'AVVENIRE

"Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta".

domenica 24 luglio 2011

Ciao Nella

Nella Marcellino, tra partito e sindacato la militanza della vita



Da Liberazione del 24 luglio
Nella Marcellino era nata a Torino nel febbraio del 1923, è deceduta nelle prime ore di sabato 23 luglio a 88 anni, dopo una lunga malattia che ne aveva minato il fisico, mentre la mente era quella di sempre: vivace, creativa, critica, battagliera. La riprova è la recente pubblicazione di una sua autobiografia "Le tre vite di Nella" quando era già da tempo ricoverata. I genitori, operai antifascisti, furono costretti a rifugiarsi in Francia ed in Belgio, dove Nella trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Visse tra gli esuli antifascisti e partecipò, in Francia, alle iniziative contro la guerra ed a sostegno della Resistenza ai tedeschi. E' in Francia che conosce gran parte del gruppo dirigente del Pci di cui fece parte, sia nel periodo della Resistenza che nel dopoguerra. In particolare operò con Longo, Amendola, Pajetta, Di Vittorio, Colombi che diventerà il compagno della sua vita. A Torino, a 20 anni è tra gli organizzatori degli scioperi del '43 e nel '45 dell'insurrezione dell'aprile. Nel dopoguerra svolge ruoli di dirigente non solo a Milano e Bologna ma quale responsabile della commissione femminile nazionale del Pci. E parlamentare della Costituente. Nella era in ferie a Yalta (Urss) assieme ad altri dirigenti comunisti quando vi mori Togliatti e fu lei a battere a macchina il famoso memoriale. Successivamente è stata impegnata nell'attività sindacale in qualità di segretario generale del sindacato tabacchine, degli alimentaristi, dei tessili: anni di grandi lotte, di scioperi, di manifestazioni imponenti ed anche di tante conquiste. Alla fine degli anni'80 viene nominata vice presidente del patronato Inca/Cgil. Con la morte di Nella Marcellino se ne va un'altra protagonista della storia del movimento operaio e del movimento comunista. Una donna che ha fatto della lotta per una società comunista la ragione della sua vita. Sarà tumulata, per suo volere, al Verano nella tomba del Pci dove riposano tanti dirigenti comunisti. In questi ultimi 20 anni ha vissuto con sofferta angoscia il crollo del comunismo in Unione Sovietica ed il disfacimento del Pci e l'abbandono di quegli ideali in cui aveva creduto e combattuto. Ho avuto la fortuna di esserle vicino, di discutere e confrontarmi con lei, di conoscere attraverso i suoi ricordi il valore di episodi, di lotte, che avevo sottovalutato. Non solo, sono stato colpito, anche quando la sua salute era sempre più precaria, dalla curiosità e dall'intensità con cui si informava su ogni sciopero, su ogni manifestazione, su ogni accadimento politico e malgrado le sconfitte la sua convinzione era che un mondo migliore fosse possibile. Antifascista, comunista e sindacalista: il fascismo perseguitò la sua famiglia e lei fu costretta all'esilio fin dalla più tenera età
Sante Moretti 


Intervista aD  ALFIERO Grandi: "Una generazione di militanti che diede valore al lavoro"

Qual è il tuo ricordo di Nella Marcellino?  Intanto, voglio esprimere il mio grande dolore sia per la persona che per il pezzo di storia che ha rappresentato. Quando ero giovane lei era già una esponente affermata.
Cosa ha caratterizzato quel periodo di militanza politica? Indubbiamente, un intreccio di diversi percorsi. Innanzitutto la resistenza e una fortissima militanza di partito ma anche una generazione che si era formata con Di Vittorio. Fortemente legata al partito, anche perché allora non c'era l'incompatibilità tra cariche sindacali e cariche di partito o parlamentari. Certo, stiamo parlando di una caratteristica che poteva anche risultare difficile da incrociare con l'autonomia del movimento sindacale. Del resto, non si può dimenticare che la rottura tra i sindacati ebbe una forte caratterizzazione politica. L'appartenenza ha indubbiamente pesato. Una generazione di sindacalisti con un forte legame con il mondo del lavoro. Nella generazione che si è formata attorno a Di Vittorio in quel periodo c'era l'esigenza forte del radicamento e da qui la sperimentazione di percorsi autonomi dal quadro politico. Divisioni e rotture non mancavano. ma senza dimenticare l'esigenza di trovare punti di sintesi. Questa generazione ha combattuto con questi dilemmi prima di arrivare alle lotte operaie degli anni 60. Non si spiegherebbe questa fase senza la generazione che l'ha preparata. La formazione politica di quei quadri aveva anche una forte visione generale. Cioè, si può essere contrattualisti partendo dal luogo di lavoro ma questo non ti porta a vedere le cose in modo generale. La Cgil questo lo ha mantenuto nel corso dei decenni.
Un dirigente politico donna, a quei tempi_ Di lei si può dire che non sono poi molti i quadri donna di quel periodo. E in particolare, leader di questo peso. Ma anche con una capacità e personalità che ha mantenuto elementi di autonomia.
Tornando ai diversi modelli di sindacato Ovvero, prima tra sindacato e partito ma con una precisa idea degli interessi dei lavoratori...
C'era l'idea dei passaggi intermedi verso la presa del potere. Dopo, nell'esperienza sindacale più recente, si è sostituita una seconda utopia, ovvero la possibilità che con la grande spinta dei lavoratori si potesse via via sostituire la funzione del partito e la funzione delle confederazioni. Da allora c'è stato un ripiegamento in interessi di organizzazione. Alla fine il modo di affrontare le questioni è che l'organizzazione diventa tutto e magari qualche risultato arriva anche ai lavoratori. Una deriva corporativa, che in più fa arrivare il mercato e la concorrenza tra le organizzazioni dei lavoratori. Al di là del giudizio che si da non mi pare che l'accordo sulle regole sia in grado di reggere l'idea di una svolta. Oggi siamo al massimo su un punto di sutura. L'unica osservazione che mi permetto di fare, senza offesa per nessuno, è la necessità di una ricerca attorno ad una nuova utopia, concreta. Ovvero, l'idea di dare un grande ruolo ai lavoratori riportando il lavoro al centro.
All'epoca c'era un legame con i lavoratori e con la cultura del lavoro da cui derivava una forte passione, di cui Nella Marcellino è sicuramente una testimone. Sicuramente è così. Il dato di fondo alla fine è l'autonomia del mondo del lavoro. Era una cosa molto presente allora. Anche dopo è stata presente. Oggi è meno forte. Ci vuole un pensiero unitario, non c'è dubbio. Oggi il sindacato è indispensabile per qualsiasi futuro si voglia unmaginare.

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