IL SOL DELL'AVVENIRE

"Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta".

giovedì 18 novembre 2010

Quello che Maroni non vede


| Fonte: unita


Le mafie stanno benissimo, sono la prima azienda del paese, fattura- no tra i 120 e i 140 miliardi di euro l’anno e hanno un utile che sfiora i 70 miliardi al netto di investimenti e accantonamenti e alcune spesucce per mantenere famiglie e clan in difficoltà, magari perché i capi sono arrestati,e relative spese legali. Le mafie non conoscono crisi, anzi, grazie alla loro liquidità hanno aumentato la capacità di infiltrazione nell’economia legale sempre più schiacciata, invece, dalla crisi. Le mafie, e più di tutte la ’ndrangheta che si caratterizza per un «sempre maggiore potenziale militare», hanno occupato il nord e ne condizionano la vita economica e sociale.

L’ALLARME

È sconsolatamente sempre più allarmante il quadro tracciato dalla Relazione della Divisione Investigativa antimafia relativa al primo semestre 2010. Il volume di 464 pagine piene di dati, tabelle e statistiche arriva in Parlamento nel mezzo della durissima polemica tra lo scrittore Roberto Saviano («La ’ndrangheta al nord interloquisce con la Lega») e il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Mai nella Relazione della Dia viene indicata la Lega o il consigliere regionale del Carroccio fotografato con Pino Neri, boss della ’ndrangheta. Ma più volte nei vari capitoli si insiste «sulla consolida- ta presenza in alcune aree provinciali della Lombardia, soprattutto Mila- no e il suo hinterland, di sodali di storiche famiglie di ‘ndrangheta che hanno influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi». Le inchieste Crimine, Parco sud e Cerberus, con più di trecento arresti tra Lombardia e Calabria, hanno dimostrato il «coinvolgimento di alcuni personaggi, pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con componenti organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti ed asse- stato oblique vicende amministrative».

MILANO COME REGGIO CALABRIA

Leggere la relazione è come avere davanti il grande schermo illuminato con cui Saviano l’altra sera si aiutava nella spiegazione. Nuove filiazioni delle ‘ndrine Barbaro-Papalia di Platì «sono presenti nella zona sud-ovest del capoluogo lombardo ed è sempre maggiore la loro capacità militare e di assoggettamento ambientale». Gli arresti del vicepresidente di una società per azioni, di un ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, vertice pro tempore del consiglio di amministrazione di aziende pubbliche del settore della tutela e gestione delle risorse idriche dell’area milanese, di un componente del consiglio comunale e di un geometra dello stesso comune raccontano «i legami sempre più forti tra imprenditori ed amministratori realizzati dai nuovi vertici criminali».

GLI APPALTI

Le ‘ndrine lombarde, autonome ma sempre legate alla casa madre calabrese, si muovono cercando «consenso» o puntando «sull’assoggettamento», tattiche che «da una parte trascinano i sodalizi nelle attività produttive, dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione che ne possono favori- re i disegni economici». Nasce così, e si consolida, «la mafia imprenditrice calabrese» che con «propri e sfuggenti cartelli d’imprese» si infiltra nel «sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti del- l’edilizia privata», soprattutto nelle opere di urbanizzazione. Il condizionamento ambientale è «fortissimo». Il ventre molle è sempre di più il settore degli appalti le cui tradizionali dinamiche sono modificate da «nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione: il ricorso al massimo ribasso nelle gare d’appalto e i tempi sempre più ristretti per la conclusione delle opere». Prezzi bassi e velocità di esecuzione: sono queste le armi delle ‘ndrine che crescono soprattutto a MIlano e nel suo hinterland. In questo modo «crescono i capitali illeciti nel sistema legale e si creano basi sempre più sicure per ulteriori imprese criminali».

L’EXPO 2015

Un’analisi spietata da cui nasce un allarme specifico per Expo 2015. «E’ auspicabile - si legge - un razionale programma di prevenzione che coinvolga non solo le autorità deputate alla vigilanza ma anche tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nella filiera per individuare per tempo criticità o anomalie». Ciclo degli inerti, cantieristica, logistica collegata, manodopera e bonifiche ambientali.

PERICOLO ‘NDRINE

Le ‘ndrine calabresi sono le più aggressive fuori dalla Calabria. La camorra è rigogliosa nei bilanci e nei numeri: 39 clan e 6 gruppi minori a Napoli città; 41 clan e 14 gruppi minori in provincia; 6 clan e cinque gruppi minori nella provincia di Benevento; quattro nell’avellinese e 13 nel salernitano. Nel casertano prosperano i casalesi che controllano dieci gruppi e ne hanno altre nove affiliati. Una spektra dedicata ad usura («sempre più sommersa e nei dati paradossalmente in diminuzione»), spaccio e rifiuti. Cosa Nostra può sembrare in crisi come modello organizzativo ma è sempre più infiltrata nell’economia e nell’impresa. E il capo, Matteo Messina Denaro, «è protetto da un network strutturato le cui comunicazioni sono gestite con regole ferree».


 Che strano paese, il paese di Saviano-Maroni 


di Daniele Nalbone 

Ok. Siamo uno strano paese. Molti lo sapevano. Gli altri lo pensavano. In queste ore ne abbiamo conferma. Nelle ore dei 200mila studenti in piazza a denunciare le macerie in cui il governo ha ridotto la scuola, nelle ore della cariche ai 304 lavoratori della Eaton di Massa, da due anni in cassa integrazione, colpevoli di aver occupato il casello autostradale della A/12, a tenere banco sulle prime pagine di tutti i giornali è lo scontro tra Roberto Saviano e Roberto Maroni. Uno, giornalista-conduttore che vive sotto scorta. L’altro, ministro-leghista, che decide chi ha diritto alla scorta. Il primo denuncia, in diretta televisiva: «la Lega tace sulla mafia infiltrata al nord», poco dopo aver sostenuto che «le organizzazioni, soprattutto la ‘ndrangheta, è nel nord che fanno gli affari. Milano è la capitale degli investimenti criminali. Lombarda è la politica in cui si infiltrano». Parole dure. Difficilmente obiettabili da chi non è controparte di Saviano in questo dibattito televisivo-politico. Però, in questo strano paese, accade che il ministro degli Interni, leghista, Roberto Maroni, non perda tempo a rispondere al giornalista-conduttore. È scontro. La classe politica, evidentemente più attenta a quanto viene asserito in un programma televisivo che ai reali problemi del paese, con un capo dell’opposizione, Bersani, ospite in studio di Saviano-Fazio, luogo evidentemente più consono all’attuale politica rispetto alle piazze degli studenti e degli operai, si divide. La destra è con il ministro-leghista. La sinistra con il giornalista-conduttore. Ognuno dei due cerca di tirare acqua al proprio mulino. Ma in questo strano paese accade che gli avvenimenti - precisiamo: assolutamente casuali - portino acqua contemporaneamente ai due mulini. Nella stessa giornata, nelle stesse ore, le ore delle mobilitazioni di piazza degli studenti e delle cariche contro gli operai della Eaton, accade che il super-boss della Camorra, capo dei Casalesi, Antonio Iovine O’Ninno, venga arrestato davanti ai flash dei fotografi pronti ad immortalare il non tanto segreto momento. Iovine ride davanti agli obiettivi. Ride ancora di più Maroni. «Ecco l’antimafia dei fatti». Continua, tra le righe, la polemica con Saviano che risponde: «aspettavo questo momento da 14 anni». Cioè da quando aveva 17 anni. A sparigliare il tutto, arriva il segretario del Pd, Bersani, che in uno slancio di coraggio si lascia andare: «non credo che l’arresto di Iovine c’entri con la polemica Maroni-Saviano». Nessun commento, però, di Bersani ai 200mila studenti in piazza e alle cariche contro gli operai della Eaton. Ora la bilancia del duello tra il ministro-leghista e il giornalista-conduttore pende dalla parte di Maroni. Ma Saviano può contare sulla Direzione investigativa antimafia. A meno di 48 ore dallo show Vieni via con me, in piene bagarre Maroni-Saviano, la Dia denuncia, in una relazione consegnata al Parlamento, che «nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia c'è una costante e progressiva evoluzione della 'ndrangheta che, radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi». Parole che sembrano riprendere il monologo di Saviano di lunedì. O viceversa? 

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