IL SOL DELL'AVVENIRE

"Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta".

venerdì 5 novembre 2010

Le voci operaie della Cina

da www.rassegna.it

Foto ilcapofficina (da Flickr)
Dossier di China Files sui giovani operai immigrati di seconda generazione. Lavorano in media 12 ore al giorno, non si fidano del sindacato, non scioperano ma approvano le proteste dei colleghi
» Hu Jintao l'uomo più potente del mondo
» Chomsky: la Cina non è una minaccia
» Il suicidio come forma di lotta



di Denise Perron, china-files.com

Lo scoppio di conflitti operai nella prima metà di quest'anno ha coinvolto in particolar modo imprese di proprietà straniera, facendo emergere in tutto il mondo considerazioni sia riguardo al futuro della regione come base manifatturiera a basso costo, sia riguardo la leadership comunista, che sembra essere minacciata proprio dalla classe operaia. Questo rapporto si concentra soprattutto sulle conseguenze a breve termine di questi eventi sia nella concreta situazione sociale ed economica degli operai sia negli ambiti politici e legislativi del Paese.
Nella prima parte le informazioni raccolte attraverso le interviste agli operai danno un'immagine delle loro condizioni di lavoro. Il filo conduttore di questo capitolo è rappresentato dalla volontà di capire se la qualità della loro vita sia effettivamente migliorata nel corso degli ultimi mesi e in che misura i lavoratori immigrati di oggi, coloro cioè che rappresentano la seconda generazione di cinesi trasferitisi dalle campagne nelle città, avanzano le loro richieste con più fiducia e consapevolezza rispetto ai loro genitori.
Poiché alcuni scioperi non sono - in una mossa senza precedenti - stati vietati ma anzi hanno fatto notizia anche sui media internazionali, la seconda parte analizza le risposte governative e sindacali. É il governo cinese veramente interessato alle condizioni degli operai o la sua attitudine conciliatoria dovrebbe piuttosto essere vista come una strategia politica per il mantenimento della leadership? Come considerare lo schieramento inusuale dell'ACFTU dalla parte degli operai? E infine quale ruolo sta avendo il governo provinciale del Guangdong nel migliorare le condizioni genenali degli operai cinesi?

Migliorate condizioni di lavoro in seguito agli scioperi?
Continui scioperi e proteste su tutto il territorio cinese hanno fatto seguito ai suicidi commessi da alcuni operai nello stabilimento di Shenzhen di Foxconn, fabbrica gestita dall'azienda taiwanese Hon Hai e conosciuta come il più grande produttore al mondo di componenti elettroniche. Dopo diverse interruzioni di lavoro a partire dal mese di maggio, la Foxconn ha promesso l'incremento del livello dei salari dei suoi dipendenti da 1200 a 2000 yuan a partire da ottobre e appare disposta a provvedere una migliore offerta di lavoro. Insieme allo scandalo che ha coinvolto il fornitore di Apple, gli scioperi negli stabilimenti di Honda, Nissan e Toyota possono essere visti come l'apice dell'onda dei disordini sociali in Cina cominciata a metà degli anni '90. Con proteste e dimostrazioni, gli operai hanno parzialmente ottenuto ciò che domandavano, vale a dire salari più decenti (2).
Se la situazione degli operai delle fabbriche appena menzionate è migliorata proprio grazie alla crescente forza di contrattazione e alla rafforzata coscienza dei propri diritti mostrate dagli operai durante gli scioperi, le interviste condotte con dodici operai, tre tassisti, tre imprenditori, due cittadini locali e due professori cinesi evidenziano come il processo di miglioramento delle condizioni operaie sia solo agli inizi. Nonostante le modifiche sulla legislazione del lavoro del 2008, molti operai, e tra questi soprattutto quelli immigrati dalle campagne, sono ancora insoddisfatti della loro situazione e i loro diritti ancora troppo spesso abusati.

Le reali condizioni di lavoro e di vita degli operai
Gli operai intervistati sono giovani e celibi; tra questi il minore è stato una ragazza di 18 anni, i maggiori di età due ragazzi di 28. Ad eccezione di uno di loro, nessuno è in possesso di un "permesso di residenza permanente" nella città dove lavorano, perchè provenienti da altre province cinesi tra cui Guangxi, Henan, Sichuan, Chongqing, Hunan e Shangdong.
La maggior parte di essi è diplomata ma non ha continuato gli studi in quanto non interessata o nell'impossibilità di sostenerne i costi; solo un ragazzo cominciò un corso universitario in scienze tecnologiche, che però interruppe dopo un anno e mezzo per lasciare casa in cerca di lavoro. Quattro di loro hanno già avuto altre esperienze lavorative prima di iniziare a lavorare in Guangdong; i restanti otto hanno sempre lavorato nella fabbrica attuale. Metà degli operai intervistati lavora in imprese cinesi, mentre l'altra metà è impiegata in compagnie estere.
Sebbene non abbiano mai preso parte ad uno sciopero, essi non solo sono al corrente dei disordini in stabilimenti o città vicini ma soprattutto condividono alcune delle ragioni, che hanno spinto gruppi di operai ad interrompere la produzione di diverse fabbriche. In particolar modo essi si lamentano dei salari mensili troppo bassi; questi si aggirano intorno ai 1000 e i 1600 RMB.(3)
Negli ultimi quattro anni, un ragazzo è stato perfino costretto a trasferirsi di continuo di città in città proprio perché ciò che guadagnava non bastava mai per arrivare senza preoccupazione alla fine del mese. Lo stesso giovane ha inoltre alluso alle numerose difficoltà che i lavoratori dalle zone rurali, soprattutto del centro e ovest della Cina, incontrano nelle città e che derivano per la maggior parte dalla discriminazione nei loro confronti, istituzionalizzata nel sistema di registrazione della cittadinanza, cosiddetto hukou; esclusioni e marginalizzazioni in vari aspetti della vita sociale contribuiscono quindi ulteriormente a peggiorare le loro condizioni di vita.
Un altro operaio immigrato ha menzionato la talvolta enorme disuguaglianza tra i salari elargiti dalla stessa compagnia in diversi stabilimenti in base al livello di sviluppo urbano dei siti in cui si trovano. McDonald's, per esempio, offre stipendi inferiori nei ristoranti della periferia di Guangzhou rispetto a quelli nel centro; una nuova zona residenziale come Xintan (新塘镇) è ancora considerata alla pari di un "villaggio" (农村) (4), nonostante il costo della vita sia lì tanto elevato quanto lo è in centro città.
Dal punto di vista di cinque operai, al contrario, i loro stipendi sono giusti; privi di alcun tipo di qualificazione o di un buon curriculum vitae, essi non si ritengono all'altezza di poter pretendere condizioni salariali migliori o pari a quelle degli operai specializzati. Solo due degli intervistati si sono detti soddisfatti delle proprie entrate mensili, in quanto molto più elevate di quanto lo sarebbero nella provincia da cui provengono.
In generale, tutti gli operai immigrati incontrati sono convinti che le condizioni di lavoro nelle fabbriche di grandi dimensioni, che sono state teatro di scioperi, sono peggiori rispetto alle proprie; alcuni di loro ritengono che specialmente le amministrazioni delle imprese giapponesi siano molto più severe e rigide che altrove. Tutti hanno affermato di ricevere dalle fabbriche per cui lavorano prestazioni sociali quali assicurazione su malattie e infortuni e indennità di maternità; stipendio e straordinari vengono loro apparentemente consegnati alla fine di ogni mese insieme a saltuari premi lavorativi per turni notturni o buona condotta.
Ognuno di loro dispone inoltre di una copia del contratto di lavoro e si è mostrato conscio dei propri diritti, tra cui ad esempio quelli di godere fino a due giorni di riposo a settimana, di non superare le tre ore giornaliere di straordinari e le 40 mensili e a vitto e alloggio gratuiti.(5) In due casi le fabbriche offrono agli operai corsi professionali e attività ricreative come il badminton e la pallacanestro.
Nonostante l'evidente consapevolezza riguardo ai propri diritti, la maggior parte di essi lavora di norma fino a 12 ore al giorno e durante il fine settimana, vale a dire quindi molte più ore di straordinario rispetto a quelle concordate nei termini del contratto lavorativo e permesse dalla riformata legge sul lavoro. Molti si sono dichiarati disposti a fare ore di straordinario in quanto unico modo per poter guadagnare qualche soldo in più.
Un impresario, dal suo lato, ha affermato che per le imprese è impossibile rispettare il regolamento che impone di non eccedere le tre ore giornaliere di straordinari sia perché queste (ad eccezione di imprese famose e di grandi dimensioni come Foxconn e Honda) non possano permettersi di diminuire i livelli di produzione, sia perché gli operai siano in ogni caso sempre ben disposti a lavorare.
Lo stesso imprenditore ha inoltre ribadito che la chiusura negli ultimi quattro anni di numerose industrie o il ricollocamento di queste nel loro Paese di provenienza o in altre zone dell'interno della Cina o dell'Asia sud-orientale sono precisamente state causate dalle loro difficoltà nel far fronte ai costi di produzione sempre maggiori. Secondo lui, la legislazione sul lavoro è stata recentemente riformata talmente tante volte che le aziende devono perfino investire in nuove risorse umane per poter analizzare e comprendere le leggi che le concernono.
Se da un lato gli operai, le persone incontrate per strada e i tassisti intervistati ritengono che le condizioni operaie siano andate migliorando negli ultimi anni, che gli operai non siano più sfruttati e che abusi di diritti operai non siano più compiuti su base giornaliera, due operai sono, al contrario, della ferma convinzione che la legge sul lavoro non sia seriamente tenuta in considerazione nè tanto meno rispettata nella pratica. Un altro impresario ha ammesso che l'invio di lettere di sollecitazione, il ritenimento di salari e il licenziamento ingiustificato sono ancora utilizzati nei confronti degli operai che non obbediscono (不听话的). I suddetti metodi tornano comodo, ad esempio, quando un lavoratore si rifiuta di fare straordinari, agisce in maniera irresponsabile o contro terzi o danneggia l'attrezzatura dell'azienda.
Malgrado la frustrazione dovuta ai salari mensili troppo spesso ingiustamente bassi rispetto al continuo lievitare del costo della vita, solo pochi tra gli operai intervistati parteciperebbe ad uno sciopero. Per la risoluzione più immediata della propria insoddisfazione la maggior parte di loro (sette) intravede la possibilità di cambiare lavoro, anche se permane in alcuni il timore di non riuscire a trovare un lavoro più remunerativo, vista la loro mancanza di qualificazioni specifiche. Fintanto che non sono a conoscenza di una migliore offerta lavorativa, essi sono per di più ancora disposti a fare straordinari.
Discussioni dirette con il direttore o l'amministrazione aziendali sono viste da molti come la seconda strada percorribile per migliorare le proprie condizioni; un operaio della fabbrica di proprietà giapponese Foster (丰达电机厂) nel distretto Panju di Guangzhou (番禺区) riferisce che la sua impresa organizza ogni mese un meeting tra management e impiegati, durante il quale a questi ultimi è data la possibilità di riferire apertamente su eventuali problemi per cercare di risolverli di comune accordo. Tuttavia, lo stesso operaio ha confessato di non sentirsi del tutto libero di menzionare le sue frustrazioni in tali occasioni.
Il terzo canale attraverso il quale poter portare avanti le loro richieste, che sia gli operai che i tre imprenditori hanno menzionato, è stato, alla sorpresa dell'intervistatrice, l'Ufficio Governativo del Lavoro (劳动局), considerato come l'istituto più capace di rappresentare la forza operaia in casi di abusi o illeciti. Due manager hanno inoltre aggiunto, che gli uffici del lavoro provvedono spesso corsi di formazione gratuiti, dove i lavoratori vengono istruiti non solo riguardo ai loro diritti legali ma anche sulle modalità di organizzarsi contro i loro capi d'azienda. Lo stesso rappresentante manageriale ha inoltre citato una pratica apparentemente sempre più comune tra gli operai, vale a dire l'appello ad "avvocati in nero" (黑律师), i quali pare aspettino all'entrata dei tribunali operai bramosi di denunciare senza alcun motivo qualche povero impresario innocente.
Infine, anche se come precedentemente accennato, nessuno degli operai immigrati intervistati ha mai preso parte a manifestazioni di protesta, lo sciopero è considerato dalla maggior parte di essi come uno strumento molto buono di cui essi dispongono. Particolarmente degno di nota, uno dei tre tassisti intervistati, anch'egli lavoratore immigrato, ha ricordato con molto entusiasmo i notevoli risultati ottenuti in seguito allo sciopero su scala nazionale organizzato dai tassisti nel 2008 e che, a suo parere, sono esemplificativi dell'importanza e della necessità di queste azioni nella Cina contemporanea.
Due operai ritengono che le "interruzioni di lavoro" ("停工" e "待工") (6) possano essere utili sono in alcuni casi, vale a dire solo in quelle fabbriche di grandi dimensioni, ad elevati profitti e famose nel mondo. Solo tre lavoratori non credono che protestare possa essere fruttuoso o almeno un atto significativo. Secondo il punto di vista di una giovane operaia, poiché il valore dello stipendio è determinato solo ed esclusivamente sulla base delle specifiche norme della fabbrica, nessuna protesta potrebbe cambiare queste regole e quindi neppure portare ad un miglioramento delle loro condizioni di lavoro.
Benchè il contratto di lavoro definisca i sindacati come il secondo strumento da usare per la risoluzione dei conflitti di lavoro, se le consultazioni all'interno della fabbrica falliscono, (7) né gli impresari né gli operai intervistati considerano questi come istituzioni utili a tale scopo.
Nessuno degli operai ha fatto riferimento all'ACFTU come organismo su cui appoggiarsi. Quando un'opinione sui sindacati è stata chiesta dall'intervistatrice, molti di essi hanno risposto sorridendo che in quanto dipartimenti governativi questi sono inutili per gli operai; mirando al mantenimento dei privilegi politici ed economici del Parito, essi sono sempre schierati dalla parte dell'azienda e non sono perciò in grado di rappresentare la classe lavoratrice.
Per esprimere questo con le parole di un operaio: "In Cina sembra che sindacalisti e ufficiali governativi siano la stessa cosa!" ("在中国工会人员好像政府人员"). In nessuna delle fabbriche dove sono impiegati gli intervistati sono presenti sindacati democratici di base. Un impresario ha riferito che in alcune fabbriche vicine sono stati eletti rappresentati degli operai all'interno dello staff; in realtà però, ha ammesso lui, è risaputo che questi delegati hanno il compito di proteggere gli interessi dell'azienda.
Inoltre, egli ha giustificato l'assenza di una rappresentaza sindacale nella sua fabbrica con la mancanza di fondi e l'inutilità di una tale istituzione all'interno di stabilimenti di piccole e medie dimensioni con all'incirca 300 impiegati. Solo un operaio, invece, ha menzionato elezioni democratiche dirette nelle fabbriche come target desiderabile, in quanto unico modo per i sindacalisti di rappresentare veramente gli interessi operai. Nessuno, invece, ha mai pensato di lottare per la creazione di sindacati autonomi al livello delle fabbriche, probabilmente perché non è loro chiaro quale sia effettivamente il ruolo che un sindacato genuino dovrebbe avere.

La nuova generazione di operai immigrati
Le interviste condotte per questo studio sono sufficienti a confermare la maggior parte delle caratteristiche che la Federazione dei Sindacati di Shenzhen ha assegnato, in un documento pubblicato recentemente (8), alla nuova generazione di operai immigrati. Secondo tale indagine, questa è composta da giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni e provenienti da molteplici aree della Cina. Il 70% di essi non è sposata e possiede un buon livello di educazione; a differenza della generazione precedente di lavoratori immigrati, la maggior parte di loro ha infatti frequentato i nove anni di scuola dell'obbligo tanto che il 44,9% ha concluso la scuola superiore. Inoltre il 78,8% è in possesso del contratto di lavoro; il livello di stabilità del posto del lavoro non è invece alto.
Come lo era per la prima generazione, i tipi di lavoro richiesti e accettati dagli immigrati sono ancora spesso molto duri e estenuanti. Tra i 135 posti di lavoro attualmente disponibili in Guangzhou, Dongguan e Shenzhen per "semplici operai" (普工) e operai qualificati (技工), che sono stati letti su giornali settimanali emessi da o annunci affissi presso uffici di collocamento, 67 descrivono il tipo di lavoratore richiesto come capace di sopportare "吃苦耐劳".(9)
I loro salari sono allo stesso modo sempre ancora molto bassi. Inoltre, la disposizione mostrata dagli operai intervistati di lavorare molte più ore rispetto a quelle previste per legge conferma che essi hanno ancora un senso di responsabilità molto forte nei confronti delle loro famiglie. Il fatto che essi abbiano solo uno o due giorni liberi a settimana e che una normale giornata lavorativa duri più di 12 ore permette di supporre che essi non siano grandi consumatori, bensì al contrario preferiscano risparmiare quel poco che guadagnano. Che la metà degli operai immigrati vive nei dormitori messi a disposizione dalle fabbriche è un ulteriore dato confermato dalle conversazioni e dagli annunci di offerte di lavoro attualmente disponibili nelle tre città visitate.
Gli obbiettivi principali degli operai che si trasferiscono dalle campagne nelle città sono ancora principalmente di natura economica. É da riconoscere, però, che è sempre più comune incontrare giovani lavoratori immigrati alla ricerca allo stesso tempo di possibilità di crescita personale ed intellettuale nell'ambito lavorativo o attraverso corsi di formazione. In ogni caso, se essi si dichiarano disposti a cambiare città, l'opzione di ritornare al paese di provenienza non è di solito contemplata. Da nessuna delle interviste è infatti emerso il desiderio di ritornare "a casa"; cinque tra essi vorrebbero trovare un nuovo lavoro che dia loro la possibilità di accrescere le loro conoscenze e migliorare le loro capacità.
Conformemente a quanto descritto nel documento dell'ACFTU di Shenzhen, le maggiori difficoltà incontrate dai giovani immigrati sono connessi alle insufficienti entrate mensili. Inoltre, come menzionato da alcuni operai, il discriminativo sistema di registrazione della cittadinanza rappresenta un ostacolo istituzionale al miglioramento delle loro condizioni sociali ed economiche. La frustrazione per i rapporti di potere disequlibrati all'interno delle fabbriche ha altrettanto trovato conferma nei sentimenti di disagio e insicurezza che alcuni intervistati hanno ammesso di provare al solo pensiero di fare rapporto ai propri capi sugli eventuali problemi sul posto di lavoro. Incrementi salariali rimarrebbero per cui per tutti gli operai intervistati come la soluzione più immediata e semplice alle proprie fatiche, confermando ancora una volta quanto emerso dal rapporto sopra menzionato.
L'istituzione di elezioni democratiche di rappresentanti all'interno delle industrie, è invece, come già accennato nel capitolo precedente, solamente stato menzionato da un lavoratore.
Mentre l'indagine della Federazione Sindacale di Shenzhen afferma che gli operai immigrati di oggi riconoscono positivamente il ruolo dei sindacati e hanno grandi attese dal governo, le conversazioni avute non hanno evidenziato alcun tipo di sentimento di fiducia o affidamento nei confronti dell'ACFTU e di ciò che dovrebbero essere le sue funzioni. Inoltre, gli operai incontrati non si sono mostrati particolarmente fiduciosi nel governo di Pechino, considerato "distante" dalle loro vite, nè totalmente confidenti nel futuro.
Non sono tra le richieste prioritarie dei giovani intervistati nè il rafforzamento del ruolo dei sindacati nè la promozione dei sistemi di contrattazione e consultazioni collettive.



Seconda Parte: L’attitudine di Governo e ACFTU nei confronti della nuova generazione di operai immigrati

Il 23 agosto la Cina è diventata la seconda potenza economica mondiale superando il Giappone. (1) Ciò può dunque far pensare che alla rapida crescita economica del Paese e all’aumento del livello di benessere e ricchezza materiale dei cinesi non possono che seguire velocemente anche miglioramenti sociali. È tuttavia possibile prevedere come e in che misura le condizioni lavorative e di vita degli immigrati nelle città cambieranno nel lungo periodo come effetto diretto delle sommosse operai di quest’anno?

Scioperi e disordini nelle fabbriche: il potere e la stabilità politica del Partito Comunista Cinese minacciati dal nascente movimento operaio cinese?
Sui giornali degli ultimi mesi ci si è imbattuti talvolta in commenti secondo i quali i disordini nelle fabbriche sono il segno di come i giovani operai cinesi possano nel lungo termine mettere a repentaglio la leadership del Partito Comunista.(2) Come affermato dai lavoratori intervistati e come dimostrato dalle proteste dei mesi scorsi, anche la professoressa Cai (3) è dell’opinione che gli scioperi rappresentano indubbiamente uno strumento efficace nelle mani degli operai e aprano un canale alle loro frustrazioni troppo spesso ignorate.
Ciononostante, è fondamentale tenere a mente che gli scioperi che hanno potuto essere organizzati e portati a termine con successo hanno avuto luogo solo in imprese grandi e ben conosciute, dove le condizioni e il trattamento degli operai erano effettivamente molto scadenti. Poiché le differenze da città a città tra i livelli di sviluppo economico e quelle da fabbrica a fabbrica tra le condizioni operaie sono enormi, risulta molto difficile tracciare un’unica immagine dei recenti sviluppi nelle condizioni di lavoro così come risulta arduo identificarne con certezza i futuri cambiamenti.
Dal suo punto di vista, se gli operai trovano il coraggio di protestare e interrompere la produzione in stabilimenti di piccole dimensioni, le amministrazioni di quelle fabbriche troverebbero senza troppi scrupuli i modi per potersi rivendicare o non ci penserebbe due volte a licenziare i responsabili. Cai Hong ha inoltre spiegato come, in molte delle imprese che hanno concesso innalzamenti salariali, tra cui ad esempio l’impianto Honda di Nanhai nella città di Foshan, esperti o professori come anche rappresentanti del Partito abbiano incoraggiato e supportato i protestanti. Il successo e l’attenzione dei media hanno perciò potuto essere raggiunti solo in casi particolari.
Inoltre, la decisione da parte di 27 su 34 governi provinciali, di regioni autonome e municipalità di innalzare il livello minimo salariale non deve essere vista in relazione di causa-effetto con le proteste operaie, come invece affermato, ad esempio, da un operaio. Gli incrementi dei minimi salaraiali rispondono, da un lato, al boom economico e ai continui cambiamenti sociali nella Cina di oggi e, dall’altro, al deficit nella domanda di operai che sta interessando il mercato del lavoro nella provincia del Guangdong. Secondo la professoressa Zhai (4) questi sono una scelta politica necessaria fintanto che il costo della vita continua a lievitare.
In effetti, conformemente alla banca di investimenti Nomura, il PIL della Cina è andato crescendo annualmente negli ultimi 15 anni fino al 2008 del 21%; nello stesso periodo di tempo, i salari degli operai si sono tuttavia innalzati solamente di 13 punti percententuali.(5) Dietro agli scioperi non c’è alcuna considerazione di tipo politico, bensì solo il desiderio degli operai di dare voce alla propria insoddisfazione. Sarebbe dunque errato, considerare i recenti scioperi come prove dell’esistenza di un movimento operaio unificato in Cina e gli innalzamenti dei minimi salariali come risultati ottenuti grazie alle proteste; le sommosse operaie sono state ristrette e non generalizzate, gli operai non sono stati e non sono ancora così ben organizzati da dar vita ad un movimento operaio nazionale.
Secondo Zhai Yujuan, stiamo presumibilmente osservando i primi passi nello sviluppo di un movimento operaio in Cina: tuttavia è ancora troppo presto azzardare previsioni sulla portata e le capacità future.
Nel momento in cui gli operai cinesi saranno in grado di organizzarsi in un movimento unico, il potere e la legittimità della leadership cinese potranno allora essere seriamente messi in discussione, secondo quando affermato dalla professoressa Zhai. Malgrado fino ad oggi nessun tentativo di paragonare la situazione attuale degli operai in Cina e quella nella Polonia degli anni Ottanta possa essere considerato appropriato e degno di nota, il PCC è già stato allarmato da questi disordini sociali definiti ancora sempre come “incidenti di massa”.(6)
Dal punto di vista della professoressa Cai, il Partito teme soprattutto che gli operai riescano ad organizzare una protesta di dimensioni pari a quella degli studenti del 1989, considerando che il flusso migratorio interno dalle campagne nelle città cinesi è previsto ammontare nel 2050 a 350 milioni di persone. (7) Non sorprende dunque che la preoccupazione maggiore della leadership cinese riponga sul mantenimento del controllo della forza operaia e dei mass media; questi ultimi sono chiamati ancora a camuffare le proteste piuttosto che riportarle in maniera comprensiva e obiettiva.
Sono allo stesso modo evidenti le ragioni per le quali le richieste di alcuni operai di stabilire sindacati di fabbrica eletti democraticamente dalla forza lavoro stessa non sono assolutamente prese in considerazione dal governo centrale.
I discorsi di Wen Jiabao sulla necessità di trattare i lavoratori immigrati come figli propri e di creare “relazioni di lavoro armoniose” (8), come anche il definire l’integrazione urbano-rurale come la riforma chiave del prossimo piano economico quinquennale (2011-2015) (9) sono indice di una posizione di Pechino più determinata nel prendere posizione riguardo alle condizioni degli operai.
Tuttavia, la popolazione cinese è abitutata da tempo a sentire i “buoni propositi” della classe dirigente, come ricorda Cai ribadendo che passerà ancora “qualche tempo” prima di vedere questi concretizzati. Non va dimenticato poi che i pochi scioperi che hanno investito il “Paese di mezzo”, sono stati permessi per lo più in aziende di proprietà estera; dal 13 giugno, inoltre, una nuova campagna cossidetta “Strike-Hard” di sette mesi è portata avanti dal Governo centrale con lo scopo di prevenire qualsiasi tipo di conflitto sociale. (10)
Infine, il servizio di consuleza psicologica gratuita, che il Ministero della Salute ha lanciato il 6 settembre (11) sembra, allo stesso modo, rispondere più ai target strategici del Partito di mantenere il controllo sulla popolazione cinese e allo stesso tempo mostrarsi come governo dal volto umano e protettivo, piuttosto che ad un interesse vero per i problemi della classe operaia.

Scioperi e disordini nelle fabbriche: occasione di riforma per l’ACFTU?
L’ACFTU, invece, si è, in una mossa senza precedenti, schierata sempre più dalla parte dei lavoratori, cercando di difenderne gli interessi. Recentemente essa ha, ad esempio, reso pubbliche alcune statitische rivelatrici della decrescita ininterrotta della proporzione di PIL nazionale utilizzato per gli stipendi.12 Durante un simposio organizzato a Pechino il 18 agosto scorso in occasione del 60° anniversario della legge sui sindacati e il 15° anniversario della legge sul lavoro (13), alcuni sindacalisti hanno annunciato le politiche che l’ACFTU si è proposta di condurre nei prossimi anni, a dimostrazione dalla sua disposizione a riguadagnare la fiducia degli operai.
Prima di tutto, il Sindacato Cinese promuoverà l’istituzione all’interno delle fabbriche di sindacati, i cui direttori dovranno essere eletti direttamente dagli operai.
In secondo luogo, essa si batterà affinchè gli stipendi di questi ultimi vengano elargiti non più dalla dirigenza dell’impresa, bensì dall’ACFTU. Un progetto sperimentale in dieci province per concretizzare queste riforme dovrebbe iniziare quest’anno. (14)
Malgrado questa attitudine senza precedenti, le interviste hanno mostrato come la Federazione dei Sindacati di Tutta la Cina sia ancora ben lontana dall’avere credibilità agli occhi degli operai. Durante le conversazioni, i sindacati sono sempre stati definiti dagli intervistati come dipartimenti governativi privi di significato e non interessati alle condizioni operaie. La professoressa Cai condivide questo punto di vista, dicendo che oggigiorno i sindacati sono coinvolti nella situazione degli operai solo nella misura in cui essi organizzano attività ricreative per le fabbriche.
Poichè l’ACFTU è costretta a seguire le direttive del PCC da cui dipende e di conseguenza non in grado di rappresentare i lavoratori, è ovvio che questi non cerchino il supporto nè si fidino dei sindacalisti. “现在的工会在劳工维权方面上非常没有用” (“I sindacati sono perfettamente inutili per la salvaguardia e la protezione dei diritti operai”), ha spiegato Cai, che ribadisce, il problema sia di natura politico-strutturale e non economica.
L’impossibilità dei sindacati cinesi di stare dalla parte degli “oppressi” trova le sue radici più nella mancanza di autonomia e di un’organnizzazione efficacia degli stessi più che su ostacoli finanziari. In effetti, i governi provinciali e le imprese devono far pervenire all’ACFTU intorno al 3% dei loro profitti annuali. Il capitale a disposizione sarebbe dunque sufficiente per la difesa dei lavoratori ma, in prima istanza, i sindacati rimangano dipendenti dai loro contribuenti e, in seconda istanza, la corruzione tra i sindacalisti ne limita ulteriormente le capacità.
L’unica via percorribile dalla Feredazione di Sindacati per non scomparire è di riformarsi adattandosi alle trasformazioni della società e soprattutto alle richieste sempre più chiare degli operai.
Nonostante resti impossibile fare previsioni su come il ruolo dei sindacati in Cina si sviluppi negli anni a venire, ci sono ragioni per essere confidenti in un cambiamento reale dell’ACFTU. La professoressa Zhai, che ha personalmente preso parte alla conferenza menzionata all’inizio di questo capitolo, ha confermato che i sindacati sono veramente pronti al cambiamento e che proprio questo sia il momento opportuno per intraprenderlo.
La ricerca della fiducia degli operai da parte dei sindacati può risultare fruttuosa solo nel momento in cui questi cominceranno a rappresentare genuinamente solo la classe lavoratrice e finiranno di essere strumenti del Partito nella costruzione della “società armoniosa”, diventando in questo modo degni di essere chiamati “sindacati”.

Il ruolo guida del governo del Guangdong nel miglioramento delle condizioni degli operai cinesi
Proposte di riforme simili a quelle che l’ACFTU sta prendendo in considerazione sono state discusse anche dal governo provinciale del Guangdong in seguito allo scoppio delle proteste operaie. In base ai “Regolamenti sull’amministrazione democratica delle imprese”, che sono stati emendati il 21 luglio, scioperi e contrattazioni collettive devono essere concessi.
Sulla base di questi diritti fondamentali degli operai, una bozza della prima legge nazionale per la regolamentazione dei conflitti operai-padrone è in fase di revisione. (15) Inoltre, l’esperimento pilota sulle elezioni dirette dei dirigenti dei sindacati di fabbrica, che è stato approvato presso lo stabilimento Honda di Nanhai in Foshan, è da considerarsi come il primo passo verso l’istituzione di sindacati indipendenti dalla direzione di fabbrica.
La provincia del Guangdong ha, infine, dichiarato di essere pronta a portare a implementazione un sistema integrato di registrazione della cittadinanza, che perfezionerebbe l’attuale includendo i lavoratori immigrati attualmente impiegati nelle città nei servizi basilari urbani di pubblica assistenza.16
La direzione presa dalla politica provinciale in Guangdong è, dal punto di vista della professoressa Cai, talmente buona che dovrebbe essere considerata come modello esemplare da sviluppare in tutte le altre province cinesi. É da segnalare, a questo proposito, che il governo centrale ha già identificato l’integrazione tra città e campagne come la riforma chiave da realizzare durante il prossimo 12° piano economico quinquiennale (2011-2015) (17). Tuttavia, la portata delle riforme suggerite non deve essere sopravvalutata, in quanto queste sono ancora lontane dall’essere ottimali. Invece di formulare le vie percorribili da sindacato e governo per aiutare concretamente gli operai, le proposte menzionate mirano semplicemente a specificare le modalità di azione da intraprendere nel solo periodo successivo agli scioperi.
Ai lavoratori dovrebbero essere forniti a priori gli strumenti necessari per proteggersi da e prevenire abusi e illeciti, di modo che lo sciopero diventi l’ultima possibilità per loro per essere ascoltati, degnamente trattati e rispettati.



NOTE ALLA PRIMA PARTE

(1) Il movimento di massa di operai dalla zone remote della Cina nelle città costiere è già stato definito come la più grande migrazione interna della storia. Vedi: Aris Chan, "Paying the price for economic development. The children of migrant workers in China", CLB, Novembre 2009, p. 5.

(2) Vedi: Elaine Kurtenbach, "Companies brace for end of cheap made-in-China era", AP, 9 luglio 2010, http://asia.news.yahoo.com/ap/20100708/tap-as-china-cheap-no-more-bb10fb8.html; "富士康等珠三角企业加薪被指明升暗降" (Foxconn e altre imprese della regione del delta del Fiume di Perla annunciano aumenti salariali; le entrate mensili degli operai non sembrano in aumento), Radio France Internationale, 7 luglio 2010, http://www.chinese.rfi.fr/中国/20100706-富士康等珠三角企业加薪被指明升暗降.

(3) É da tenere in considerazione che il salario minimo mensile nelle città di Guangzhou, Dongguan e Shenzhen è rispettivamente pari a 1030 RMB, 920 RMB e 1100 RMB. Vedi: "2010年调整最低工资标准的省市" (Aggiustamenti provinciali e comunali del minimo salariale nel 2010), 16 giugno 2010, http://wenku.baidu.com/view/2b0488eb19e8b8f67c1cb987.html; Chen Xin, "Chinese workers take home larger pay packets", China Daily, 19 agosto 2010, http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-08/19/content_11173533.htm.

(4) Un impiegato presso McDonald's ha ribadito in tono sarcastico che l'area periferica di Xintan dovrebbbe più correttamente venire designata come "villaggio urbano piuttosto moderno" (比较发达现代化的一个农村).

(5) Una copia del contratto di lavoro usata dall'azienda RjModels (港基建筑模型有限公司) e basata sul modello predisposto dall'Ufficio Governativo del Lavoro (劳工局) della municipalità di Bao'an in Shenzhen (深圳市劳动和社会保障局编制的劳动合同) conferma che vitto e alloggio dovrebbero essere offerti dall'azienda in quanto benefici sociali aggiuntivi.

(6) La terminologia usata da questo lavoratore per definire gli scioperi riflette l'affermazione della professoressa Cai Hong (蔡红), secondo cui gli operai sono ancora convinti che gli scioperi (罢工) siano illegali e di conseguenza trovano più conveniente e meno rischioso usare espressioni quali停工e 待工per definire queste azioni di protesta.

(7) Vedi: art. 11 del modello di contratto di lavoro emesso dall'Ufficio del Lavoro del distretto di Bao'an, Shenzhen (深圳市劳动和社会保障局编制的劳动合同, 十一条).

(8) Vedi: "深圳新生代农民工生存状况调查报告" (Indagine sulla nuova generazione di operai immigrati a Shenzhen), 人民网 (Quotidiano del Popolo Online), 7 luglio 2010, http://news.sohu.com/20100715/n273527515.shtml, http://www.letv.com/ptv/vplay/775408.html.

(9) Gli uffici di collocamento visitati sono: 广州招聘广场,东莞中心人才市场,深圳华中人才交流中心. I giornali sulle offerte di lavoro consultati sono: 广州日报求职广场 (23/08/2010), 前程招聘专版 (23/08/2010), 招聘专刊 (24/08/2010), 南方人才交流会今日招聘信息 (25/08/2010), 智通招聘专版 (20/08-27/08/2010, 27/08-3/09/2010), 招聘快讯 (30/08-3/09/2010).



NOTE ALLA SECONDA PARTE


(1) Vedi: Haski Pierre, “Devançant le Japon, la Chine devient la deuxième puissance économique mondiale” (Superando il Giappone, la Cina diventa la seconda potenza economica mondiale), Aujuourd’hui la Chine, 16 agosto 2010, http://www.aujourdhuilachine.com/actualites-chine-devancant-le-japon-la-chine-devient-la-deuxieme-puissance-economique-mondiale-14568.asp?1=1&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+AujourdhuiLaChine+%28Aujourd%27hui+la+Chine%29&utm_content=Google+Reader.

(2)  Vedi: Wang Xiang, “Migrant workers ‘strain stability’”, Shanghai Daily, 23 giugno 2010, http://www.shanghaidaily.com/login.asp?url=%2Farticle%2F%3Fid%3D440711%26type%3DNational.


(3) Cai Hong (蔡红) è professoressa presso la Business School of South China di Guangzhou  (广州南华工商大学院) e ha incontrato l’autrice di questo studio il 25 agosto 2010.

(4) Zhai Yujuan (翟玉娟) è professoressa presso la Law School di Shenzhen (深圳大学法学院) e ha incontrato l’autrice di questo studio il 29 agosto 2010.

(5) Vedi: Claudia Wanner, “Chinas Kollektiv schlägt zurück” (Il collettivo cinese al contrattacco), Financial Times Deutschland, 6 giugno 2010, http://www.ftd.de/unternehmen/industrie/:agenda-chinas-kollektiv-schlaegt-zurueck/50133168.html?page=2.

(6) Vedi: “Going it alone. The Workers’ Movement in China 2007-2008”, China Labour Bulletin, luglio 2009, p. 38.

(7) Vedi: 国家人口计生委流动人口服务管理司 (National Population and Family Planning Commission of China and the Supervision Service of the Floating Population), “<中国流动人口发展报告2010>首发 我国流动人口已达2.11亿” (Secondo il “Rapporto del 2010 sugli sviluppi del movimento migratorio interno alla Cina”, la popolazione immigrata ammonta già a 21.100.000), 中国人口与计划生育 (NPFPC), 26 giugno 2010, http://www.npfpc.gov.cn/cn/info/detail.aspx?articleid=100628091017329090.

(8) Vedi: “Wen urges higher pay for workers”, South China Morning Post, 27 giugno 2010, http://www.scmp.com/portal/site/SCMP/menuitem.2af62ecb329d3d7733492d9253a0a0a0/?vgnextoid=2d68e23cb2579210VgnVCM100000360a0a0aRCRD; “China PM urges better treatment of migrant workers”, AFP, 15 giugno 2010, http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gCn7zG89GlbNDelNT3ffGMEUSq7g.

(9) Vedi: Tini Tran, “China takes hand-off approach to labor strikes”, 25 giugno 2010, AP, http://news.yahoo.com/s/ap/20100625/ap_on_bi_ge/as_china_labor_unrest.

(10) Vedi: Li Tianxiao (李天笑), “中共为何“放任”外企罢工潮” (L’attitudine indulgente del PCC nei confronti degli scioperi in imprese non cinesi), 大纪元 (Epoch Times), 18 giugno 2010, http://www.epochtimes.com/gb/10/6/18/n2940769.htm; “In face of worker unrest, China launches ‘Strike-Hard’ campaign”, Epoch Times, 30 giugno 2010, http://www.phayul.com/news/article.aspx?article=In+face+of+worker+unrest%2c+China+launches+%e2%80%98Strike-Hard%e2%80%99+campaign&id=27632

(11) Vedi: “Free therapy offered to migrant workers”, China Daily, 6 settembre 2010, http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-09/06/content_11259118.htm.

(12) Vedi: “China’s wage proportion decreases for 22 years”, China Daily, 13 maggio 2010, http://www.neworiental.org/publish/portal0/tab1127/info503400.htm.

(13) 京师范大学召开的主题为“回顾、评估与前瞻:中国工会法60年和劳动法15年”的国际学术交流研讨会. Vedi: Cao Guoxing (曹国星), “全国总工会官员称将推行基层工会主席直选” (L’ ACFTU pronta a promuovere elezioni dirette dei direttori dei sindacati a livello di fabbrica), Reuters, 18 agosto 2010, http://www.chinese.rfi.fr/中国/20100818-全国总工会官员称将推行基层工会主席直选.

(14) 京师范大学召开的主题为“回顾、评估与前瞻:中国工会法60年和劳动法15年”的国际学术交流研讨会. Vedi: Cao Guoxing (曹国星), “全国总工会官员称将推行基层工会主席直选” (L’ ACFTU pronta a promuovere elezioni dirette dei direttori dei sindacati a livello di fabbrica), Reuters, 18 agosto 2010, http://www.chinese.rfi.fr/中国/20100818-全国总工会官员称将推行基层工会主席直选.

(15) Vedi: Tania Branigan, “Wave of strikes bring Chinese workers a step nearer new rights”, The Guardian, 1 agosto 2010, http://www.guardian.co.uk/world/2010/aug/01/china-strikes-honda-workers-rights.

(16) Vedi: “广东实行记分入户口制1.7万农民工圆城市梦” (Guangdong pronto ad implementare un sistema di registrazione della cittadinanza integrato per 17.000 operai immigrati), 南方日报 (Nanfang Daily), 11 agosto 2010, http://nf.nfdaily.cn/nfrb/content/2010-08/11/content_14703486.htm; “关于开展农民工记分制入户城镇工作的指导意见” (Direttivi per l’implementazione del sistema di registrazione della cittadinanza integrato), 广东省人民政府办公厅 (People’s Government of Guangdong Province), 23 giugno 2010, http://zwgk.gd.gov.cn/006939748/201007/t20100705_12024.html.

(17) Vedi: Li Xing, “Experts urge removal of ‘migrant worker’ status”, China Daily, 8 agosto 2010, http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-08/08/content_11116759.htm.

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