IL SOL DELL'AVVENIRE

"Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta".

mercoledì 17 novembre 2010

La lezione di Brescia


di Anna Maria Bruni

Ripartire dagli ultimi, questa è l’unica chance. Non è una predica, né una morale, solo una constatazione, dopo la resa dei quattro migranti asserragliati sulla gru del cantiere della metropolitana a Brescia dal 31 di ottobre. Un’occupazione peraltro cominciata in sei, e abbandonata da due di loro già nei giorni scorsi. Resa, perché sono scesi senza aver ottenuto quello che chiedevano, e non si può neanche dire senza disgusto per questo Stato che li sfrutta: il permesso di soggiorno, e dopo aver pagato 500 euro, e dalle 5 alle 8mila euro a truffatori spacciatisi per mediatori. Tutto inutile, perché la mobilitazione, pure grande e sempre presente sotto la gru in tutti questi giorni, che si è subita le cariche delle forze dell’ordine, gli spintoni, i maltrattamenti, è stata una mobilitazione principalmente “individuale”, da parte di quei cittadini che non si arrendono a uno Stato razzista, di polizia e talmente incivile da non riconoscere il diritto alla cittadinanza a chi lavora, arricchendo le casse e l’economia di questo stesso Stato.
Non basta. Questa mobilitazione non basta più. Il 16 ottobre ci dà un lascito preciso, che va persino oltre la Fiom e oltre le organizzazioni, pur coinvolgendole. Ed è che le lotte non possono che essere connesse, oggi più che mai, e che devono partire dai lavoratori, dagli studenti, dai precari, da tutte quelle categorie in grado di organizzarsi in prima persona, capaci di riconoscere e rifiutare uno Stato autoritario e affamatore, capace togliere la dignità a chi lavora, di qualunque nazionalità sia. Solo lo sciopero, che fosse spontaneo dei lavoratori o organizzato dalle categorie sindacali, solo lo sciopero, degli studenti, insieme ai docenti e ai precari, solo lo sciopero, capace di indicare il minimo comune denominatore delle lotte in corso, sarebbe stato in grado di permettere una via d’uscita vincente per i migranti di Brescia, e insieme a loro, per tutti quelli che pur non salendo su una gru si trovano a subire le medesime condizioni. E sono tanti.
I migranti di Brescia non sono stati lasciati soli, ma tutto si è fermato alla testimonianza. Chiuso ancora nel guscio delle organizzazioni, nell’involucro dei limiti istituzionali. E questo è il segnale dello stato dell’arte di tutte le mobilitazioni. Non illudiamoci che lasciati al margine i problemi dei migranti sarà più facile risolvere quelli che ci sembra ci riguardano più da vicino. La mole di lavoratori in cig, i precari, i tagli al welfare. Non illudiamoci che il doppio sfruttamento dei migranti sia un problema a sé, perché è esattamente lo specchio delle politica economica di questo governo, a cui fa da riscontro l’impoverimento dei due terzi di questo paese.
Questa è la lezione dei migranti di Brescia. Se non siamo insieme, non siamo niente, e non saremo in grado di vincere. E essere insieme, essere con loro, significa fermare il paese, trascinando la mobilitazione delle organizzazioni. La vera, maggiore rappresentanza, è quella di tutti i lavoratori, i cittadini, gli studenti, che lottano per difendere “lavoro, diritti e dignità” e giustizia. Solo se saremo in grado di fermare il paese per questo, avremo tutti insieme raccolto la lezione di Brescia, che è racchiusa in un’unica parola: democrazia.

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