Intervista a Giuliano Pisapia
di Vittorio Bonanni su Liberazione del 29 ottobre 2010
Avvocato penalista, scrittore, già deputato indipendente di Rifondazione comunista per due legislature, Giuliano Pisapia è stato il primo a candidarsi per le primarie del centro-sinistra a Milano in vista delle elezioni del 2011. Contro di lui il Partito democratico ha scelto l’architetto Stefano Boeri e, come terzo incomodo, c’è anche il costituzionalista Valerio Onida, ma i sondaggi, anche recenti, danno per favorito l’ex parlamentare sostenuto da Sinistra e Libertà e dalla Federazione della sinistra.
Giuliano, questa volta la sinistra “rischia” di riconquistare Milano dopo decenni di craxismo, leghismo e predominio della destra. Che cosa è successo, al di la della tua candidatura?Si sono incrociati due elementi, entrambi estremamente importanti. Da un lato la perdita di consenso molto forte della Moratti, sia perchè non ha mantenuto quasi nessuno degli impegni presi ma anche per la sua lontananza dai cittadini e il suo stare più nel palazzo che in mezzo alla gente. Ha così deluso tante persone che l’avevano votata convinta che potesse essere un sindaco di cambiamento proprio perchè si era candidata presentandosi come una donna indipendente dai partiti che la sostenevano, Lega e Forza Italia. E molti in buona fede hanno ritenuto avesse una sua autonomia di giudizio. Tutto questo non si è avverato in un contesto, come quello di Milano, dove ora il centro-destra è particolarmente diviso non solo per l’uscita dei finiani che hanno ormai preso strade diverse, ma anche per lo scontro molto forte tra Lega e Popolo della libertà soprattutto sulla rivendicazione del partito di Bossi del vicesindaco. Io ho dalla ma parte il fatto di aver lanciato le primarie a Milano, e questo credo sia un merito di cui posso appropriarmi. Dopo le ultime campagne elettorali che hanno visto proprio una disillusione, una lontananza dal voto, una mancanza di partecipazione di molti elettori di sinistra, questa mia candidatura ha riacceso molte speranze. E’ insomma rinato un movimento di speranza che raccoglie non solo i delusi della sinistra che si erano rivolti ad altri partiti ma anche coloro che non andavano a votare da quindici-vent’anni. Questo mix, insieme ad una maggiore unità a sinistra, salvo le ultime polemiche sulle liste, può determinare le condizioni della vittoria. Sicuramente determinerà per la prima volta dopo vent’anni, che il centro-sinistra andrà al ballottaggio. E in tal caso le possibilità diventeranno veramente molto più che una probabilità.
Come spieghi che una città come Milano, con la storia recente che conosciamo, possa scegliere come candidato del centro-sinistra un uomo vicino alla sinistra radicale? E qual è il tuo valore aggiunto rispetto a quello che propone Boeri?
Le due domande sono molto collegate. Intorno alla mia persona, che crede molto al ruolo dei partiti ma altrettanto al ruolo attivo dei cittadini, si è coagulato un insieme di persone, di soggetti, di associazioni e di partiti che hanno visto in me qualcuno che può ridare speranza e unità alla sinistra, in un rapporto non più di debolezza ma di forza con gli altri partiti della coalizione. Questo ha fatto crescere molto i consensi e girando per la città si sente molto questa novità. Dopo vent’anni c’è una sinistra unita che rivendica di essere appunto una sinistra che vuole provare a creare un’alleanza sui contenuti anche con i partiti più moderati per il governo della città. E’ importante dire che in questo caso è più semplice trovare dei punti d’incontro rispetto ad uno scenario nazionale. Perchè i temi che più dividono, basti pensare alla bioetica, non riguardano l’amministrazione della città. Se invece guardiamo al mondo cattolico, problema che si porrà evidentemente al secondo turno, affrontando il tema degli emarginati, della libertà di religione, del problema delle moschee e dei rom, scopriamo che siamo dalla stessa parte perchè su questi punti abbiamo combattuto insieme contro le discriminazioni e le esclusioni. E questo mi fa dire che il mio valore aggiunto consiste nel poter contare sul voto di tutta la sinistra, mentre non vedo che cosa possa spingere per esempio il mondo delle professioni, normalmente attestato su posizioni moderate, a votare Boeri piuttosto che Pisapia. E molto più facile insomma che i tanti che non hanno votato e che son quelli che poi hanno determinato l’esito negativo delle ultime elezioni ritorneranno alle urne. Credo poi, e questa è una mia priorità, alla centralità dei diritti civili e dei diritti sociali delle persone di Milano. E forse invece dall’altra parte la priorità è il territorio sotto il profilo dell’urbanistica. Tutto e due sono elementi importanti ma il consenso si trova sui bisogni effettivi dei singoli. E girando per Milano io noto che ovunque vada nelle piazze e nelle periferie c’è la gente che mi abbraccia, che mi conosce per nome, perchè in questi anni mi sono sempre impegnato su questi temi.
Boeri è però appoggiato dal Pd. Questo aspetto può fare la differenza?
Spero di no. E comunque la macchina organizzativa del partito che a Milano è di gran lunga il più forte a livello politico, è ormai schierata a livello possente a favore di Boeri. Questo sicuramente inciderà e forse si cercherà così facendo di coprire quelle lacune che riguardano la conoscenza e la vicinanza di quei mondi a cui io sono stato vicino.
Tu sei un giurista esperto. Ci sarà una specificità anche in questo senso nel futuro governo della città?
C’è il problema dei diritti, che è sempre stato il tema che ha accompagnato la mia vita professionale, e tra questi, come dicevo, ritengo essere fondamentali i diritti sociali, il diritto al lavoro e dei lavoratori. Ritengo che un sindaco su certi temi non possa essere neutrale. Chiaramente può avere un ruolo fondamentale nel creare tavoli per risolvere delle problematiche e delle contrapposizioni interne alla città. Però alla fine deve avere anche la forza e il coraggio di fare delle scelte e la mia scelta sarà quella di stare dalla parte dei soggetti più deboli e soprattutto garantire i diritti di tutti in piena parità. Credo che in questo si possa ritornare all’esempio dei sindaci di un tempo che erano sì sindaci di tutti, ma se volevano fare una politica di sinistra e ad un certo punto non riuscivano a trovare un punto d’incontro dovevano fare una scelta. E dunque alla fine sceglievano di stare dalla parte dei lavoratori rispetto ai datori di lavoro e dei soggetti più deboli rispetto ai soggetti più forti.
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